Cosa accadrebbe se la Terra dovesse perdere il più maestoso, il più bello, il più temuto dei suoi predatori? Certamente, bisognerebbe iniziare a fare i conti con una sconfitta gravissima, quella dell'umanità nel suo ruolo di specie dominante sul Pianeta. Eppure i problemi che il leone africano si trova costretto a fronteggiare ormai da anni son rimasti inalterati nel tempo, al punto che oggi il leone africano è nella scomoda situazione di trovarsi quasi ad essere classificato tra gli animali considerati a rischio di estinzione.

Attualmente il panthera leo leo, dicitura con la quale si distingue il leone africano da quello asiatico, indicato come Panthera leo persica, è considerato come "vulnerabile" dalla International Union for Conservation of Culture and Natural Resources: il più sfortunato cugino appartenente alla sottospecie asiatica, purtroppo, si trova invece tra gli animali considerati in pericolo critico. Ciononostante, il più fiero dei carnivori dell'Africa ha assistito negli ultimi anni ad un declino della sua popolazione sempre più grave che potrebbe spingerlo, a breve, sulla medesima strada: si stima che, tra il 1990 e il 2010, i leoni sono diminuiti approssimativamente del 50%. Una cifra impressionante, soprattutto se relazionata al breve arco di tempo che ha visto la scomparsa della metà dei felini: se nei primi anni '50 si potevano contare fino a 400 000 leoni, il numero di esemplari in libertà era già dimezzato nel 1975. Negli anni '90 restavano all'incirca 100 000 sopravvissuti: le indagini più recenti si sono svolte tra il 2002 ed il 2004 e parlano di una popolazione composta da 16 500/47 000 individui: un preoccupante trend negativo che affonda le sue radici soprattutto nell'impatto dell'uomo su quelli che, una volta, furono i selvaggi territori del leoni, oggi sempre più rosicchiati da una parte e dall'altra.

leone asiatico

La perdita dell'habitat è certamente la causa principale delle difficoltà del mammifero: eppure, anche se può suonare anacronistico, tra i grandi nemici dei leoni ci sono ancora i cacciatori in cerca di un trofeo da esporre. Ma, soprattutto, il leone viene ancora ucciso al fine di poter possedere le sue ossa ritenute depositarie della forza del felino e, dunque, utilizzate all'interno del sistema terapeutico di alcune medicine tradizionali orientali: un commercio crescente negli ultimi anni che ha portato il prezzo dei resti del leone quasi alle stelle, senza tuttavia scoraggiarne la domanda. In generale, il leone è considerato un nemico dell’uomo e, spesso, viene eliminato a colpi di fucile per evitare che esso possa avvicinarsi al bestiame, un po’ come accadeva in passato per i lupi in Europa.

Per tale ragione il riconoscimento del panthera leo leo tra le specie ad alto rischio di estinzione in natura (pericolo critico) potrebbe significare una maggiore attenzione alla sua conservazione e pene più severe per i trafficanti e per i cacciatori di frodo: questo l'obiettivo di una petizione partita dalla U.S. Fish and Wildlife Service che, sebbene nasca con lo scopo di salvaguardare la natura del continente americano, ha riportato in evidenza la questione dei leoni allo scopo di fermare il traffico internazionale che, ogni anno, impoverisce ed insanguina l'Africa, contribuendo alla progressiva sparizione del leone africano. Secondo le stime dell'organizzazione, infatti, tra il 1999 ed il 2008 la maggior parte dei trofei, consistenti nelle parti anatomiche di oltre 7000 leoni uccisi, sono stati portati negli USA da cacciatori americani, o per conto di questi. Purtroppo, anche per il Re degli animali le cose stanno iniziando a mettersi seriamente male: e questo non è che un inizio.