in foto: Gli archeologi Robin Coningham e Kosh Prasad Acharya al lavoro negli scavi del tempio di Maya Devi

Forse è ancora troppo presto per definirla una scoperta epocale ma l'entusiasmo degli archeologi che hanno lavorato agli scavi, al momento, spazza via la razionalità cedendo all'emozione di trovarsi dinanzi al luogo in cui l'illuminato per eccellenza avrebbe visto la prima luce, quella della vita terrena.

Un gruppo internazionale sostiene infatti di aver individuato il più antico tempio buddhista mai rinvenuto prima; si tratterebbe di una struttura lignea che costituirebbe proprio il luogo di nascita di Siddhārtha Gautama, il Buddha storico rispetto alla cui vita esistono diverse fonti scritte canoniche ma nessuna testimonianza archeologica, fatto che evidentemente ha dissuaso in molti dal tentare di rintracciare l'evidenza storica nell'esistenza narrata dell'asceta. Ma Robin Coningham della Durham University non la pensava esattamente così e, in una ricerca pubblicata attraverso la rivista Antiquity, ha riportato i dettagli di uno straordinario ritrovamento effettuato assieme a Kosh Prasad Acharya del Pashupaty Area Development Trust di Kathmandu.

Il sito è interessato è quello di Lumbini, nel Nepal meridionale, luogo di culto del buddhismo da tempi immemori: lì è collocato un tempio sacro, meta ogni anno di centinaia di migliaia di pellegrini poiché considerato da sempre il luogo leggendario in cui  Buddha, in un bosco, venne al mondo. Al di sotto della struttura in mattoni sarebbero riemerse quelle originarie in legno, primo livello di una stratificazione che avrebbe portato fino al sorgere del decisamente più moderno santuario: ma la notizia straordinaria secondo gli studiosi starebbe nel fatto che tale antico edificio andrebbe fatto risalire al VI secolo a. C., il che retrodaterebbe la nascita del Sommo, andando a contrastare con le molte tradizioni che la fanno risalire a tempi più recenti. L'arco cronologico entro il quale viene collocata tale nascita va infatti da prima del 600 a. C. alle datazioni più recenti che giungono fino al III secolo a. C.: inutile dire che la controversia è antica più o meno quanto il Buddhismo.

Lì la bellissima regina Maya avrebbe partorito senza alcun dolore tenendosi stretta ai rami di un albero: proprio un albero, secondo quanto è stato accertato dai rilievi, doveva costituire una sorta di "colonna" centrale del tempio che, essendo sprovvisto di tetto al centro, aveva una copertura formata proprio di fronde verdeggianti; gli archeologi ne hanno rinvenuto le radici mineralizzate ed una serie di fori nei pressi che lasciano supporre che fosse circondato da un recinto in legno e mattoni, secondo una struttura tipica dell'architettura legata al Buddhismo.

Se successive indagini dovessero confermare quello che per ora rischia di avere i contorni di un annuncio da scoop, ci sarebbe effettivamente da riscrivere un pezzo di storia di questa affascinante religione (l'applicazione di tale nome ha spesso generato perplessità), tra le più antiche al mondo con oltre 350 milioni di seguaci, molti dei quali concentrati nell'Asia orientale ma con un numero crescente di proseliti anche nel mondo occidentale, non di rado con evidenti distorsioni interpretative, ma tant'è, questi sono i tempi che corrono. Per il momento sembra abbastanza fuor di dubbio che a venire alla luce sia stato il precedente assetto del santuario; verificare se poi davvero in quel punto preciso sarebbe nato il pargolo destinato a ricevere la perfetta illuminazione trentacinque anni dopo sarà probabilmente un'impresa difficile, se non impossibile. Del resto, non si potrebbe neanche escludere l'ipotesi che il sito fosse un luogo di culto anche in precedenza, ossia prima della nascita e della diffusione del Buddhismo, per confessioni o rituali differenti ed antichissimi. E poi, si sa, dati così strettamente storici possono interessare solo fino ad un certo punto quando parliamo di qualcosa come la religione, a cui interessa molto l'anima e assai meno la storia.