L'Alzheimer è una malattia degenerativa che, tra i principali sintomi, porta alla perdita della memoria, soprattutto quella a breve termine, che riguarda cioè le informazioni appena apprese. Questo sintomo impedisce ai malati di vivere una vita normale non rendendoli autosufficienti. I ricercatori fanno sapere però di essere vicini ad una soluzione capace di impedire questa grave perdita, come spiegato all'interno dello studio intitolato “PTEN recruitment controls synaptic and cognitive function in Alzheimer's models” e pubblicato su Nature Neuroscience.

I ricercatori dell'università di Madrid, in Spagna, spiegano che i neuroni comunicano tra loro attraverso connessioni sinaptiche grazie alle quali avviene lo scambio di informazioni. Questa connessioni non sono statiche, ma vengono continuamente modulate e questo processo è chiamato “plasticità sinaptica” ed è fondamentale per imparare e ricordare. L'alterazione di questa plasticità è ciò che porta invece a disturbi cognitivi legati alla memoria tipici dell'Alzheimer, e non solo.

Considerando i risultati ottenuti da precedenti studi, che hanno scoperto come la proteina PTEN agisca da oncosoppressore e faciliti la plasticità sinaptica, la nuova ricerca evidenzia invece come, nel caso di pazienti con Alzheimer, la proteina non riesca a lavorare come dovrebbe. Questo implica quindi uno sbilanciamento del meccanismo legato alla plasticità sinaptica che porta alla perdita di memoria.

Esperimenti effettuati sui topi in laboratorio hanno dimostrato che prevenendo questo squilibro e possibile evitare le perdita di memoria. Per riuscirci, gli scienziati hanno schermato le sinapsi dalla PTEN. Ci vorrà ancora tempo prima che i test effettuati sugli animali possano essere eseguiti anche sugli esseri umani, ma siamo comunque sulla buona strada.

[Foto copertina di Allan Ajifo]