I ricercatori italiani hanno scoperto che i livelli di proteina C-reattiva permettono di determinare la velocità della progressione della malattia e le probabilità di sopravvivenza dei soggetti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica, che tutti noi conosciamo come SLA. Lo studio, realizzato dal Centro Clinico NeMO e dall'ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, intitolato “Serum C-reactive protein as a prognostic biomarker in Amyotrophic Lateral Sclerosis”, verrà pubblicato su JAMA Neurology.

Cos'è la C-reattiva. La proteina C-reattiva è una molecola che già da tempo i ricercatori conoscono e che è prodotta dal fegato e dalle cellule adipose. Questa proteina, nelle fasi più acute di alcuni patologie, così come nei processi infiammatori e dopo gli interventi chirurgici, viene prodotta in quantità sopra la media, raggiungendo una maggior concentrazione nel sangue.

Sla e infiammazioni. Ma c'entra la Sla con la C-reattiva? “La neuroinfiammazione è la componente infiammatoria che si scatena nel sistema nervoso quando è colpito da malattie neurodegenerative come la SLA”. I ricercatori spiegano dunque che per la Sla la neuroinfiammazione può essere considerata uno dei meccanismi regolatori del processo degenerativo: poterne seguire la progressione significa poter intervenire con una terapia specifica.

C-reattiva e Sla. I ricercatori spiegano di aver individuato una stretta relazione tra gli alti livelli di C-reattiva nel sangue, il conseguente forte processo infiammatorio in corso nel corpo e, quindi, l'aggressività della SLA. Per riuscirci hanno analizzato i dati raccolti dalla sperimentazione di un nuovo farmaco, che si chiama NP001, che serve anche per modulare l'attività delle cellule coinvolte nei processi infiammatori: a quanto pare, il medicinale era efficace solo sui pazienti che presentavano alte concentrazioni di C-reattiva nel sangue.

E adesso? Per il momento quanto scoperto non può ancora tradursi in trattamento, sono infatti necessari ulteriori studi.