Ricercatori dell'Emory Vaccine Center di Atlanta (USA) e del Rajiv Gandhi Center for Biotechnology in India hanno scoperto che nel muco prodotto dalla pelle di una rana è presente un composto (un peptide) in grado di distruggere i virus influenzali. Gli studiosi, coordinati dal professor Joshy Jacob dell'istituto americano, erano già al corrente che l'epidermide di questi anfibi – nello specifico della specie Hydrophylax bahuvistara – fosse particolarmente efficace contro i batteri, ma ora ne hanno scoperto l'efficienza anche contro i virus, che potrebbe essere sfruttata per creare farmaci ad hoc.

Chiamata urumina in omaggio alla urumi, una spada indiana originaria del Kerala e caratterizzata da lamine di acciaio flessibile in grado di farla arricciare come una frusta, in test di laboratorio la molecola è risultata estremamente efficace contro alcuni virus dell'influenza, ma soprattutto non ha presentato effetti collaterali per il sangue umano. Il team del professor Jacob ha testato oltre 30 composti ritenuti validi, ma di essi soltanto quattro sono risultati efficaci come antivirali, sebbene in tre abbiano mostrato un elevato grado di aggressività verso il sangue.

L'urumina – spiega Jacob – si lega a una proteina presente sulla superficie del virus, la emoagglutinina, e riesce a destabilizzarlo sino a disgregarlo, come dimostrato dalle scansioni al microscopio elettronico. Il dettaglio è particolarmente interessante poiché si tratta di un bersaglio diverso da quello dei vaccini convenzionali, ma è lo stesso di quelli universali in via di sperimentazione. Per valutare l'efficacia del peptide, tecnicamente una catena di amminoacidi, il team di Jacob ha somministrato ad alcuni topi di laboratorio dosi letali di virus influenzali, scoprendo che quelli trattati con l'urumina venivano protetti da alcuni virus. Al momento il peptide risulta efficace contro il ceppo della H1N1, ma non contro alcuni della più recente H3N2; saranno dunque necessarie ulteriori analisi per verificare l'effettiva portata della scoperta. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Immunity.

[Foto di Hemant Ogale]