Siamo abituati ad utilizzarli in caso di febbre, dolori mestruali, cefalea, mal di denti e spossatezza, ma i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) possono essere pericolosi per la nostra salute se utilizzati in grosse quantità. Questo è ciò che sostengono i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca che sul British Medical Journal ha pubblicato lo studio intitolato “Non-steroidal anti-inflammatory drugs and the risk of heart failure: a nested case-control study from four European countries in the SOS projects” e realizzato con la collaborazione di ricercatori spagnoli, tedeschi, olandesi e francesi.

Gli scienziati fanno sapere che nei pazienti che utilizzano questa tipologia di farmaci è stato evidenziato un maggior rischio di problemi cardiovascolari e di ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco, una sindrome che indica l’incapacità del cuore di fornire la giusta quantità di sangue all’organismo con conseguenti danni per la salute.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato 92.163 ricoveri per scompenso cardiaco in quattro Paesi (Italia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito) e li hanno confrontati con  8.246.403 controlli rispetto all’uso dei farmaci anti-infiammatori non steroidei, in particolare di 27 FANS, tra questi, 23 erano tradizionali e 4 inibitori selettivi di un enzima, il cicloossigenasi 2 (COX-2). Mettendo a confronto i dati, e prendendo in considerazione anche il dosaggio e la risposta, gli scienziati sono giunti alla conclusione che a portare a scompenso cardiaco sia proprio la quantità di farmaco.

Parlando proprio di medicinali, o meglio di principi attivi, gli studiosi affermano che il rischio è connesso in particolare: diclofenac, ibuprofene (maggiormente utilizzato dalle donne che soffrono di dolori mestruali), indometacina, ketorolac, naprossene, nimesulide e piroxicam.

[Foto copertina di stevepb]