Sono ancora le cellule staminali alla base del successo che un domani potrebbe rivoluzionare la chirurgia oculistica. L'anno scorso uno studio della University College London ha mostrato l'efficacia delle cellule staminali contro la degenerazione maculare e oggi il loro utilizzo si è confermato utile per la creazione della prima retina in provetta. La ricerca è stata condotta presso l'Università americana Johns Hopkins, in cui il gruppo coordinato da M. Valeria Canto-Soler è riuscito ad ottenere un frammento di un tessuto adulto di retina utilizzando cellule specializzate, fatte regredire alla fase staminale attraverso un cocktail di geni. Attraverso questa tecnica si sono sviluppati i fotorecettori, cellule specializzate nella reazione alla luce. La ricerca americana, osservano gli autori dello studio, "offre nuove opportunità del settore della ricerca volta a salvaguardare la vista a ripristinare questa funzione nelle persone con malattie della retina".

Il primo passo verso la creazione di una retina artificiale risale al 2011, quando i giapponesi della Riken Center di Kobe hanno guadagnato un articolo su Nature per la creazione di un calice ottico attraverso l'immersione di cellule staminali (questa volta embrionali) in un cocktail di sostanze che ne aveva favorito la specializzazione. In un primo momento si era formata una vescicola, che, sviluppatasi ulteriormente, aveva creato il calice ottico con cellule pigmentate della retina all'interno e cellule nervose all'esterno. Da più parti ci si muove, attraversando strade diverse ma talvolta complementari, per dare la vista a chi ha riportato danni alla retina: altra importante ricerca sulla retina è stata infatti realizzata in Italia dall'Istituto italiano di tecnologia di Genova, che ha sopperito ai fotorecettori danneggiati di un topo usando un polimero semiconduttore.