La scadenza di un alimento è un vero e proprio limite o un suggerimento? Quattro italiani su dieci non hanno dubbi e non si fanno problemi a mangiare il cibo che è andato ormai oltre il limite di tempo indicato sulla confezione. E non stiamo parlando di pochi giorni: il 32% degli italiani consuma alimenti scaduta da una settimana, l’8% da un mese e il 4% si spinge anche oltre. A darne conferma sono il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e del Presidente di Ixe’ Roberto Weber attraverso l’indagine “Cambiamenti delle abitudini alimentari degli italiani” che ci spiegano anche quanti siano i nostri sprechi e perché sia possibile consumare alcuni alimenti oltre la data di scadenza.

Differenza tra Da consumarsi entro e Da consumarsi preferibilmente entro.

Quando acquistate un prodotto alimentare, accanto alla data di scadenza è riportata anche la dicitura “Da consumarsi entro”, che indica gli alimenti che non possono essere mangiati oltre il giorno segnalato se non si vogliono rischiare problemi di salute, e “Da consumarsi preferibilmente entro”, che indica gli alimenti che oltre al giorno suggerito perdono le loro proprietà gustative, organolettiche e nutrizionali, insomma, ma non dovrebbero esserci seri pericoli per salute.

I cibi che si possono consumare oltre la data di scadenza

È giusto mangiare cibo scaduto?

No, se ci riferiamo agli alimenti freschi, come carne, uova, pesce, formaggi, salumi (o comunque quelli che riportano la dicitura “Da consumarsi entro”). Sì se invece ci riferiamo a quelli con dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro”. Attenzione però. Questo non significa conservare gli alimenti per mesi e mesi oltre la scadenza, ma evitare di gettare, ad esempio, un pacco di pasta chiuso solo perché scaduto da pochi giorni. È importante infatti essere sensibili nei confronti degli sprechi visto che ogni anno circa un terzo del cibo viene sprecato, stiamo parlando di 1,3 miliardi di tonnellate.

Quanto sprecano gli italiani?

A noi gli sprechi costano circa 12,5 miliardi di euro ogni anno, un totale che il 33% degli italiani è riuscito a diminuire optando per una spesa più attenta (60%), utilizzando gli avanzi per nuovi piatti (60%), riducendo le quantità (40%), facendo attenzione alla data di scadenza (48%) e donando in beneficienza (15%).