L'Homo naledi, il ‘cugino' degli uomini moderni, può raccontarci qualcosa di nuovo sulla nostra storia. Secondo quanto annunciato dai ricercatori, il sistema di grotte sudafricano Rising Star Cave, scoperto due anni fa circa, potrebbe rivelare nuove informazioni sulla specie di ominidi chiamati ‘naledi' che, in lingua sudafricana Sesotho, significa ‘stella'.

Un giovane naledi. I ricercatori fanno sapere di essere riusciti a capire il periodo storico in cui è vissuto l'Homo naledi che, a quanto pare, è piuttosto giovane: si parla di circa 335 – 236 mila anni fa. In pratica, spiegano, l'Homo naledi viveva in Africa mentre, nello stesso periodo e nello stesso luogo, era presente anche l'Homo sapiens. Per la prima volta, gli scienziati sono riusciti a dimostrare che un'altra specie di ominide è sopravvissuta insieme ai primi umani in Africa.

Scheletri nelle grotte. A dare nuove informazioni è anche la secondo grotta scoperta all'interno del sistema di caverne: qui i ricercatori hanno trovato resti in un bambino e lo scheletro parziale di un maschio adulto con un cranio ben conservato. Questo è stato ribattezzato ‘Neo' dagli studiosi, che in Sesotho significa ‘un dono' e rappresenta lo scheletro più completo mai scoperto, potrebbe essere addirittura più completo di Lucy se si considera lo stato del teschio e delle mandibole.

Novità per il nostro passato. Quanto scoperto dai ricercatori dell'Università del Witwatersrand (Sudafrica), dell'Università James Cook (Australia) e dell'Università del Wisconsin a Madison (Stati Uniti), potrebbe rappresentare una vera rivoluzione dell'albero genealogico umano e potrebbe aiutare a comprendere le tappe della nostra evoluzione.

Lo studio, intitolato "The age of Homo naledi and associated sediments in the Rising Star Cave, South Africa", è stato pubblicato su eLife.

[Foto copertina di Wits University/John Hawks]