Non sempre le notti ci regalano il meritato riposo: talvolta, soprattutto in condizioni di grave stress, incubi o risvegli confusionali rendono il sonno più che un ristoro un'esperienza negativa; altre volte il nostro sonno è apparentemente tranquillo mentre chi ci dorme accanto ci ascolta mentre facciamo cose in maniera del tutto inconsapevoli. Il mondo del sonno è estremamente affascinante, forse anche perché ancora molto misterioso, per molti aspetti: le parasonnie fanno parte di questo universo, turbandoci talvolta per la loro incomprensibilità. Ma quali sono le più inquietanti e le più comuni? Ecco una breve guida per imparare a conoscerle.

Paralisi del sonno
Sonnambulismo
Pavor nocturnus
Bruxismo
Sonniloquio

Paralisi del sonno (o "ipnagogica")

Pare che una percentuale non trascurabile di persone abbia vissuto almeno una volta nella vita una delle esperienze più terrificanti tra quelle che possono offrire i disturbi del sonno: svegliarsi preda di una paralisi del sonno non deve essere proprio il massimo; peggio ancora se accompagnata da un'illusione ipnagogica, di quelle che in passato venivano attribuite a streghe e demoni dispettosi, accomodati nei pressi del letto del povero sventurato, quando non sul suo petto, ed intenzionati ad immobilizzarne non solo i movimenti ma anche il respiro.

Quello che accade è che il soggetto, in fase di addormentamento o di risveglio, sperimenti la totale immobilità dei muscoli e quindi l'impossibilità di compiere gesti volontari pur essendo cosciente: la sensazione, che può durare pochi istanti ma anche qualche minuto, è spesso accompagnata dall'impressione di soffocare e, in alcuni casi, da allucinazioni sonore e visive che possono prendere le fattezze che ciascuna cultura attribuisce al male, al diverso, al pericolo (e non a caso, qualcuno ha visto in molti "rapimenti alieni" lo zampino di allucinazioni notturne).

Una delle spiegazioni più recenti per questo affascinante e spaventoso fenomeno è stata proposta pochi anni fa: sostanzialmente si tratterebbe di una conseguenza legata allo stato di totale rilassamento in cui cadono molti muscoli del corpo durante la fase REM che, temporaneamente, andrebbe ad associarsi alla mente cosciente. Un po' come se ci si svegliasse "a pezzi", prima la mente, poi le braccia e le gambe: le cause per cui accade ciò vengono tendenzialmente individuate nello stress, nella mancanza di riposo e, in particolare, nei ritmi di sonno irregolari.

Sonnambulismo.

Forse il più conosciuto dei disturbi del sonno, sicuramente quello che è stato protagonista di più episodi cinematografici e letterari, è il sonnambulismo. Alcune persone si ritrovano a fare attività e movimenti semplici e normali durante la fase di sonno, chiaramente senza averne la minima consapevolezza. Generalmente si inizia ad essere sonnambuli da giovani – l'incidenza più alta è tra i bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni – ma con l'adolescenza le crisi tendono a passare; il disturbo può comparire anche in età adulta ma, in questo caso, è più spesso accompagnato da altri problemi di natura neurologica.

Un attacco di sonnambulismo generalmente si verifica durante le prime ore del sonno: la persona generalmente si siede sul letto ed inizia a compiere gesti ripetitivi e semplici, come quello di lavarsi e pettinarsi, per pochi minuti. Assai più raramente si assiste alle manifestazioni che hanno rese celebre il sonnambulismo, come la deambulazione notturna che, dalle pareti domestiche, condurrebbe il malcapitato fuori casa, magari a camminare sui tetti.

Una delle tante opere d'arte in cui il sonnambulismo ha una parte da protagonista: il capolavoro dell'espressionismo "Il gabinetto del dottor Caligari" del 1920in foto: Una delle tante opere d'arte in cui il sonnambulismo ha una parte da protagonista: il capolavoro dell'espressionismo "Il gabinetto del dottor Caligari" del 1920

Il sonnambulismo è un disturbo e, in quanto tale, non viene curato farmacologicamente ma trattato anche soprattutto con un approccio psicologico: nel caso dei bambini e dei giovani, infatti, le cause vengono individuate principalmente nelle difficoltà legate alle difficoltà e alle tensioni legate all'adolescenza e all'infanzia.

Pavor nocturnus.

Chi ha dei bambini, o ha visto crescere i propri figli, potrebbe conoscere i sintomi di questa strana e all'apparenza inquietante parasonnia: un vero e proprio terrore notturno, così come suggerisce lo stesso nome, che colpisce generalmente tra i due e i quattro anni di età, ma può arrivare anche a protrarsi fino agli esordi della pubertà. Il Pavor nocturnus è spaventoso soprattutto per i genitori che vengono richiamati da grida e pianti improvvisi che non riescono in alcun modo a placare: accade infatti che il bambino, nel cuore della notte, si sollevi nel letto ed inizi ad urlare, in modo del tutto inaspettato. L'aspetto che forse maggiormente turba chi assiste a questi momenti è, oltre all'impossibilità come detto di riuscire a calmare il bimbo, è il fatto che il piccolo spesso abbia gli occhi sbarrati ma senza vedere chi ha di fronte; in pratica fissa il vuoto. A queste manifestazioni più evidenti si associano spesso la tachicardia e la sudorazione eccessiva. Una crisi può arrivare a durare fino a mezz'ora, anche se tendenzialmente si risolve in pochi minuti, e naturalmente il giorno dopo il bambino avrà quasi sempre dimenticato ogni cosa.

Come per le altre parasonnie, le cause di questo comportamento non sono del tutto chiare: vista l'età di comparsa, si pensa che potrebbero essere messe in relazione con traumi, anche "piccoli" dal punto di vista di un adulto, ma non trascurabili per la particolare sensibilità del bambino. Anche lo stress e la febbre, insomma, possono portare ad un attacco di terrore notturno. Chiaramente il Pavor nocturnus necessita di attenzione medica soltanto nel caso in cui non si presenti in maniera sporadica ed occasionale, come del resto accade in genere: altrimenti provare a parlare al piccolo dolcemente è il solo modo per aiutarlo a ritrovare la calma.

Bruxismo.

Continuando a navigare nell'affascinante mondo delle parasonnie ci imbattiamo nel bruxismo, certamente tra i più diffusi e noti disturbi del sonno: se non siete tra quelli che digrignano i denti mentre dormono, avrete avuto un coinquilino, un compagno di stanza, un partner o un familiare che vi ha fatto involontariamente sentire quel rumore di sfregamento, irriproducibile da svegli, in alcuni casi inquietante.

Le cause del bruxismo non sono note del tutto; si ipotizza che possano essere diversi i fattori all'origine del fenomeno. Può esserci una predisposizione familiare o, anche, malformazioni della mandibola, anche lievissime come un'impercettibile asimmetria, che portano al movimento notturno; ma non si esclude, in alcuni casi, il contributo di stati psicologi condizionati da tensione emotiva o stress.

Le conseguenze del bruxismo non vengono percepite nell'immediato dal diretto interessato: talvolta la sensazione di dolore alle mascelle, che può portare anche al dolore all'orecchio e alla comparsa di mal di testa, non viene messa in relazione immediatamente con il digrignare notturno. Spesso è proprio il dentista a rendersi conto del problema, osservando i danni che il bruxismo arreca alla superficie dei denti: a quel punto è necessario intervenire per evitare gli effetti più gravi che, oltre all'usura dello smalto, possono tradursi addirittura in fratture o perdite dentali, nel lungo tempo.

Non esiste una vera terapia per questa parasonnia ma un rimedio noto, ossia il bite, un dispositivo che può essere realizzato su misura del paziente o acquistato in farmacia, per proteggere i denti: nel primo caso, il bite è utile anche per sistemare l'allineamento delle arcate.

Sonniloquio.

C'è chi si fa delle lunghe chiacchierate, con una certa frequenza, e chi invece più raramente parla nel sonno: fatto sta che anche il sonniloquio rientra tra le parasonnie più conosciute. Che si facciano articolati discorsi o, quando il sonno è più profondo, che si pronuncino versi incomprensibili, anche in questo caso il diretto interessato non avrà modo di rendersi conto del proprio parlare notturno, a differenza di chi ha dormito in sua compagnia. Il sonniloquio può associarsi spesso ad altre parasonnie, come il sonnambulismo o il pavor nocturnus.

Le cause del sonniloquio potrebbero risiedere nell'ereditarietà familiare e, in particolare, in un sonno molto profondo: uno stimolo esterno porta la persona, anziché a svegliarsi, a manifestare un cambiamento nel proprio sonno, secondo una dinamica che riguarda anche altre parasonnie. Ciononostante non si può escludere l'influenza di altre circostanze: nei bambini può essere lo stato febbrile, così come la forte stanchezza o le apnee notturne; negli adulti, oltre a ciò, potrebbero incidere stati ansiosi, di stress o di depressione.

Non esiste una cura o una terapia per il sonniloquio anche se, naturalmente, adottare tutti gli accorgimenti utili ad un buon riposo notturno può essere di qualche utilità: niente sostanze alcoliche o stimolanti prima di andare a dormire, niente cene pesanti. Senza dimenticare che, come nel caso delle altre parasonnie, il sonniloquio può essere il sintomo di un disagio o di un problema e, in quanto tale, il punto di partenza per indagare più in profondità in quello che turba il nostro sonno.