Un team di ricercatori coordinato dall'Università di Washington St. Louis ha scoperto un metodo per misurare i livelli di proteina Tau nel sangue, la quale, quando si presenta in forma mutata e si accumula nel cervello, è ritenuta responsabile di gravi patologie neurodegenerative (taupatie) come il morbo di Alzheimer. Nonostante i grovigli di proteina Tau siano abbondanti nel cervello dei pazienti con determinati problemi neurologici, tra i quali figura anche l'encefalopatia traumatica cronica della quale soffrono anche giocatori di football e pugili, riuscire a trovare un effettivo legame tra i livelli di questa sostanza e i sintomi mostrati – come confusione, perdita di memoria e comportamento aggressivo – non è affatto automatico. Anche perché è piuttosto difficile da ‘intercettare'.

Quando questa proteina entra nel circolo sanguigno, infatti, viene rapidamente eliminata, e un semplice esame del sangue non è sufficiente per verificare l'entità dell'accumulo nel cervello. Attualmente sono disponibili specifiche tecniche di scansione cerebrale per far emergere i grovigli di proteina Tau, inoltre essi possono misurati analizzando il liquido cerebrospinale, quello che circonda cervello e midollo spinale, tuttavia le prime non sono ancora state approvate per l'uomo, mentre il secondo approccio richiede un intervento altamente invasivo.

Per aggirare questi ostacoli, i ricercatori guidati dal professor David Holtzman, docente di neurologia presso l'ateneo americano e primo firmatario della ricerca, hanno trovato la soluzione in uno specifico anticorpo anti-tau, sviluppato da studiosi dell'Università del Texas. Esso infatti si lega alla proteina e riesce ad allungarne sensibilmente l'emivita all'interno del circolo sanguigno. In un esperimento condotto sui topi è emerso che la proteina Tau, da una permanenza di 9 minuti misurata in assenza dell'anticorpo, è passata a 24 ore, permettendo agli studiosi di analizzarne le concentrazioni che riflettono efficacemente quelle presenti nel cervello. Un test è stato eseguito anche su quattro pazienti affetti da paralisi sopranucleare progressiva, una taupatia, e il loro livello ematico di proteina Tau è aumentato dalle 50 alle 100 volte. Con questa ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Translational Medicine, il team di Holtzman spera di comprendere meglio il funzionamento delle patologie neurodegenerative e gettare le basi per terapie farmacologiche mirate.

[Foto di Università di Washington St. Louis]