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Plutone, il pianeta nano ricco di sorprese

Alcune osservazioni effettuate grazie al telescopio spaziale Hubble suggerirebbero, a parere di alcuni scienziati statunitensi, la presenza di molecole complesse su Plutone, forse il segnale di cambiamenti in atto sulla sua superficie.

Plutone, il pianeta nano ricco di sorprese.

Entro la metà del 2015 la sonda New Horizons, lanciata da Cape Canaveral quasi sei anni or sono, raggiungerà finalmente Plutone; allora potremo avere informazioni ed immagini precise e dettagliate che permetteranno di portare avanti le osservazioni sull’ex pianeta più esterno del sistema del solare, ormai declassato a partire dal 2006 al più umile rango di pianeta nano. Per il momento, tuttavia, grazie anche al telescopio spaziale Hubble, disponiamo di numerose notizie riguardanti la superficie del corpo celeste e la possibilità che su di esso possano svilupparsi forme di vita.

Alcune osservazioni effettuate grazie al telescopio spaziale Hubble suggerirebbero, a parere di alcuni scienziati statunitensi, la presenza di molecole complesse su Plutone, forse il segnale di cambiamenti in atto sulla sua superficie.

Hubble, lanciato nel 1990 dallo Space Shuttle Discovery

Analizzando le migliaia di dati giunti da Hubble, alcuni ricercatori del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado, e della Nebraska Wesleyan University, ritengono infatti aver trovato indizi che suggerirebbero la presenza di molecole complesse di azoto e carbonio: potenziali «mattoni della vita», dunque, che albergherebbero proprio sulla superficie ghiacciata del remoto pianeta nano, notoriamente assai caro alla letteratura fantascientifica sin dalla sua scoperta, avvenuta nel 1930.

Alcune osservazioni effettuate grazie al telescopio spaziale Hubble suggerirebbero, a parere di alcuni scienziati statunitensi, la presenza di molecole complesse su Plutone, forse il segnale di cambiamenti in atto sulla sua superficie.

Plutone con tre dei suoi satelliti, Caronte, Notte ed Idra

Strati d’acqua e ghiacciata e metano disegnano la topografia di Plutone, di cui già negli anni scorsi i ricercatori hanno potuto constatare i mutamenti in corso; gli scienziati, che hanno pubblicato i risultati del proprio studio su The astronomical Journal, ritengono che l’assorbimento dei deboli raggi ultravioletti che giungono fino all’ultimo dei pianeti, potrebbe essere causato proprio da tali molecole complesse, le quali sarebbero frutto delle reazioni che avvengono tra luce solare o raggi cosmici e il monossido di carbonio ed il metano ghiacciati, presenti sulla superficie.

Molecole complesse di azoto e carbonio responsabili, forse, anche delle variazioni di colore di Plutone, tendente sempre di più al rosso. Le osservazioni sono state possibili grazie al Cosmic Origins, lo spettrografo che una missione di servizio del maggio 2009 ha installato a bordo del telescopio spaziale, il quale ha rilevato come siano in atto trasformazioni che, in qualche modo, stanno cambiando la superficie o, forse, anche la pressione atmosferica: per il momento, non resta che aspettare che New Horizons, che ha effettuato già più di metà del suo lungo viaggio, arrivi finalmente nei pressi di Plutone, svelandone tutti i segreti.

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