La sonda Cassini, dopo aver completato il primo dei 22 “tuffi” del cosiddetto Gran Finale, ha inviato sulla Terra le immagini più spettacolari e ravvicinate del pianeta Saturno, attorno al quale orbita da ben tredici anni. Gli astronomi della NASA, dell'ESA e dell'ASI (Agenzia spaziale italiana), che hanno sviluppato e progettato assieme la missione Cassini-Huygens, hanno accolto i dati fotografici e non con un applauso liberatorio, poiché quella compiuta stanotte è stata una delle manovre più temerarie e azzardate mai eseguite nel campo dell'esplorazione spaziale.

La sonda è stata infatti fatta passare a soli 300 chilometri di distanza dall'anello interno e a 3mila chilometri dall'atmosfera del gigante gassoso, a una velocità di 120mila chilometri orari. Il rischio di impattare con detriti e particelle era così elevato che gli ingegneri hanno pensato di utilizzare l'antenna (di produzione italiana) come uno scudo deflettore durante il sorvolo ravvicinato, il cosiddetto flyby. Per questa ragione Cassini è rimasta in silenzio radio per diverse ore, sino alle 9 di stamattina ora italiana, quando ha finalmente potuto inviare i primi segnali al Deep space network del Goldstone complex della NASA, un'antenna gigantesca nel cuore del deserto del Mojave.

Un'ora dopo il “buongiorno”, agli emozionatissimi ricercatori sono arrivate anche le prime fotografie, che sotto forma di RAW (dunque da elaborare) vengono raccolte dalla NASA nel sito dedicato alla sonda Cassini. Purtroppo mancano ancora didascalie e descrizioni dettagliate dei numerosi scatti, ma tra i più impressionanti vi sono sicuramente quelli che inquadrano perturbazioni e tempeste nell'atmosfera di Saturno. Particolarmente affascinante il cosiddetto Esagono, un enorme uragano visibile nel polo settentrionale del pianeta.

“Nessun veicolo spaziale è mai stato così vicino a Saturno sino ad oggi, abbiamo potuto contare solo sulle previsioni”, ha sottolineato il project manager della missione Earl Maize, ricercatore presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA. “Tutto è andato secondo i piani, e dopo il tuffo la sonda – che è ormai nello spazio da quasi 20 anni – è uscita dalla parte opposta in forma eccellente”. Questo rischio verrà corso altre 21 volte, circa una a settimana, prima dell'immersione finale nel cuore di Saturno.

[Foto di NASA]