Il signor Liu, 49 anni, cinese, ci sperava davvero, sperava che infilandosi un'anguilla nel sedere avrebbe risolto i suoi problemi di stitichezza. Dopo essersi presentato in ospedale perché non riusciva ad andare in bagno, i medici gli avevano diagnosticato un'occlusione intestinale per la quale gli avevano consigliato il ricovero. Il paziente però, non convito, ha preferito affidarsi ad un antico rimedio: l'anguilla. Ma perché?

Occlusione intestinale. Quando parliamo di occlusione intestinale ci riferiamo ad una condizione patologica per cui il gas e il materiale fecali sono bloccati nell'intestino. Questo arresto del transito può avere conseguenze anche gravi se non curato e deve essere trattato su più fronti: dai farmaci all'alimentazione.

Anguilla, chi è? Quello dell'anguilla è un genere di pesci ossei che presentano un corpo subcilindrico serpentiforma: in pratica sembrano serpenti, ma sono pesci lunghi anche 50 centimetri. Le anguille si nutrono di animali vive e morti e possono vivere sia in mare sia in acqua dolce e possono sopravvivere per un tempo limitato anche fuori dall'acqua.

Perché un'anguilla nell'ano. A questo punto viene da chiedersi perché una persona dovrebbe infilarsi un'anguilla nel sedere per curarsi dalla stitichezza. Il motivo più logico, se davvero possiamo trovare una logicità in una simile scelta, potrebbe essere che l'anguilla potrebbe nutrirsi del materiale fecale di fatto eliminando il blocco. Ma nulla le impedisce comunque di mangiare tutto ciò che incontra, organi compresi. Insomma, meglio evitare.

Un ultimo dubbio. Nel caso del paziente cinese, l'anguilla è stata estratta morta, quindi per fortuna non è riuscita a danneggiare gravemente l'uomo. Ma alla fine di questa vicenda viene da chiedersi: se anche un'anguilla fosse in grado di sbloccare un'occlusione intestinale, come possiamo estrarla senza conseguenze negative una volta che è al nostro interno? Forse possiamo immaginarci un mondo in cui esistono anguille addestrate ad entrare ed uscire a compito ultimato. Nell'attesa però possiamo sempre fare affidamento sui medici, sugli antibiotici e, nei casi più gravi, sugli interventi chirurgici senza disturbare gli animali.