200 scienziati italiani hanno firmato un appello che chiede il prolungamento della moratoria del Governo sui divieti alla sperimentazione su animali. Il Decreto Millepropoghe infatti, lo scorso 29 dicembre, ha previsto una proroga di un anno della moratoria che vieta la sperimentazione animale in tutti quegli studi che valutano il meccanismo di azione delle sostanze di abuso (fumo o alcol ad esempio) e gli xenotrapianti (trapianti di organi tra specie diverse). Ma perché i ricercatori nostrani sono contrari?

Innanzitutto è necessario dire che i ricercatori che chiedono la proroga sostengono che non esistano ad oggi “altri metodi per perseguire risultati significativi in questi ambiti”. Inoltre, spiegano all'interno dell'appello, lo stop imposto attualmente renderebbe impossibile la conclusione di molti progetti europei e mondiali la cui durata varia tra i 3 e i 5 anni.

“Il mancato allineamento alle normative internazionali, di fatto, rischia pertanto di interrompere la primaria fonte di finanziamento della ricerca biomedica italiana”, sostengono gli scienziati secondo i quali il modo in cui la Direttiva Europea 63/2010 sulla protezione degli animali da sperimentazione è stata recepita in Italia ne ha reso squilibrato l'effetto rischiando di ridurre ai nostri centri di ricerca “la possibilità di competere per l’assegnazione di bandi anche in collaborazione con analoghe realtà non italiane”.

I ricercatori chiedono dunque di uniformare il d.Lvo 26/2014 alla Direttiva Europea 63/2010 e di prolungare i tempi della moratoria del Decreto Milleproroghe di altri 5 anni.

Parlando di sperimentazione animale e di efficacia, va ricordato che l'indice di insuccesso di questa tipologia di test è di oltre il 95%. Dall'altro lato, i metodi alternativi sono sicuramente meno, ma quelli esistenti sono efficaci al 100%, il che significa che, forse, oggi dovremmo concentrare gli sforzi economici più sullo sviluppo di altre sperimentazioni senza animali che sul portare avanti test che in ogni caso non portano da nessuna parte.

[Foto copertina da Bugsy Cline]