Le patatine fritte incrementano il rischio di morte: questa verità che nessuno di noi riesce ad accettare arriva dai ricercatori italiani del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che sull'American Society for Nutrition hanno pubblicato lo studio longitudinale di 8 anni intitolato “Fried potato consumption is associated with elevated mortality: an 8-y longitudinal cohort study” attraverso il quale ci svelano gli effetti negativi di questo alimento tanto amato.

Patatine fritte. “Se non uccide, fortifica” diceva Tiziano Ferro, anzi Friedrich Nietzsche parlando di resilienza, nel caso della patatine però possiamo dire “Se non uccide, ingrassa, ma purtroppo uccide”. I ricercatori del CNR hanno infatti studiato come il consumo di patate, sia fritte sia non, influenzi il rischio di mortalità negli anni e quello che hanno scoperto non può che dispiacerci.

Non solo grasso. I ricercatori italiani hanno analizzato gli effetti del consumo di patate, fritte e non, in relazione all'incremento del rischio di morte prematura. Per farlo hanno preso in considerazione 4.440 partecipanti tra i 45 e i 79 anni per otto anni di seguito. Le persone prese in esame consumavano patatine fritte e patate 1, 2, 3 e 4 volte alla settimana.

I risultati dello studio. Dai dati raccolti in otto anni, e dalla morte di 236 dei partecipanti, è emerso che se mangiare patate non incrementa il rischio di morte, a preoccupare è invece il consumo di patatine fritte: basta mangiarle due volte a settimana per incrementare il tasso di mortalità.

Conclusioni. Per quanto possa essere doloroso, dobbiamo accettare l'idea che le patatine fritte non solo ci fanno ingrassare, ma possono anche ucciderci. Possiamo sempre ripiegare su quelle bollite, che con un filo l'olio e un po' di prezzemolo si fanno comunque mangiare.

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