Oltre 200 000 ettari di foreste, tundra, laghi, fiumi e ghiacciai, distribuiti su altezze che variano tra i 50 e gli oltre 3000 metri: i picchi dei giganti in granito sovrastano le vallate in cui si sviluppa la rigogliosa vegetazione, trionfo di una natura quotidianamente strappata alla minaccia del progresso grazie alla denominazione di «area protetta». Il Parco Nazionale Torres del Paine, uno dei più grandi ed importanti del Cile, può vantare al suo interno climi ed ambienti estremamente diversificati tra loro che ne hanno fatto un vero e proprio tesoro da proteggere.

Parco naturale dal 1959, nel 1978 è stato dichiarato dall'UNESCO riserva della biosfera con l'obiettivo di salvaguardare un ecosistema unico al mondo e la sua preziosa biodiversità. Da martedì scorso un incendio ne sta divorando le bellezze e le meraviglie, lasciando il Cile quasi annichilito per giorni dinanzi alle fiamme spinte dalle raffiche di vento che toccavano anche i 120 chilometri orari e distruggendo una parte di quella terra leggendaria, cara al cuore di scrittori e viaggiatori, la Patagonia.

Dopo aver distrutto una parte del Parco Nazionale Torres del Paine, l'incendio che ha fatto bruciare la Patagonia per cinque giorni è stato stabilizzato, le autorità ritengono che nelle prossime ore saranno domati gli ultimi focolai, ma i danni sul territorio potranno essere sanati solo nel giro di cinquant'anni.

Un incendio che, sicuramente, è stato favorito dal clima secco dell'estate australe ma di cui non si conoscono ancora le cause: le indagini sono tutt'ora in corso anche se pochi giorni fa è stato fermato un giovane turista israeliano  in qualità di «presunto autore di una negligenza» che avrebbe innescato tutta la furia devastatrice del fuoco. Una furia tale che, in un primo momento, ha reso impossibile anche qualunque tipo di intervento: guardie forestali e pompieri si sono trovati davanti tutta la potenza della natura, che fino ad ora ha devastato più di 12000 ettari di territorio, mentre aerei ed elicotteri, in un primo momento, hanno avuto notevoli difficoltà ad intervenire a causa della forza di Eolo.

Un ritardo che ha ovviamente reso l'incendio ancora più indomabile, attirandosi le durissime critiche da parte di opinione pubblica e movimenti ecologisti: Accion ecologica ha provocatoriamente contrapposto la lentezza con cui il Governo si è preoccupato di rispondere all'emergenza alla rapidità che ha caratterizzato le azioni militari volte a stroncare le proteste studentesche che stavano dilagando in tutto il paese ponendo ancora una volta in luce i vistosi problemi di popolarità con cui il Presidente cileno, Sebastián Piñera, si sta ormai confrontando da molti mesi.

Lo stesso Piñera, dopo aver dichiarato lo stato di calamità naturale e richiesto aiuti ed attenzione da parte della comunità internazionale, ha annunciato poche ore fa che, nel corso del fine settimana, l'incendio sarebbe stato finalmente stabilizzato e frenato e che entro le prossime ore, o al massimo giorni, verranno placati gli ultimi focolai ancora attivi: nel frattempo, per ovvia precauzione, centinaia di turisti sono stati evacuati dal Parco, fragile meraviglia della natura che ogni anno è meta di oltre 100 000 visite e per il quale ora, invece, è stata disposta la chiusura immediata che durerà almeno fino al termine di gennaio.

María Ignacia Benítez, il Ministro cileno per l'Ambiente, ha dichiarato che per rimediare a tutti i danni causati dalle fiamme saranno necessari tra i trenta ed i cinquant'anni: il fuoco non perdona e la natura avrà bisogno di tutto il tempo necessario, oltre che di una accurata protezione che impedisca a chiunque di essere «negligente», affinché la sua bellezza possa sbocciare e rifiorire dalle ceneri del proprio martirio.