in foto: Malattia di Lyme, attenzione alle punture delle zecche

La “malattia di Lyme” prende il nome da un piccolo centro del Connecticut, chiamato “Old Lyme” dove, nel 1975, si verificarono numerosi casi di infezione che interessarono la maggior parte della popolazione. La patologia, nota anche come “borreliosi”, che ha ottenuto nuova attenzione da parte dei media a seguito del caso di Avril Lavigne, è una malattia infiammatoria trasmessa dalla puntura delle zecche, che causa un rash che può essere seguito, anche a distanza di diverse settimane o mesi, da alterazioni neurologiche, cardiache o articolari. Sebbene se ne senta parlare di rado, questa malattia non è poi così rara.

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Casi di infezione nel mondo.

Dal lontano 1975 sono stati identificati numerosi casi negli Usa come anche in Europa, in Russia, in Cina e in Giappone. L'esordio si verifica generalmente in estate e all'inizio dell'autunno, in concomitanza con l’aumento della popolazione delle piccolissime zecche del gruppo Ixodes ricinus. Queste, oltre ad infestare gli animali che vivono nei boschi, dai piccoli topini fino ai più ingombranti cervi, aggrediscono occasionalmente anche l'uomo, attaccandosi alla cute senza che la vittima se ne renda conto. Le zecche allo stadio ninfale sono infatti molto piccole, e dunque difficili da vedere.

La malattia di Lyme in Italia.

In Italia il primo caso di malattia di Lyme è stato identificato in Liguria nel 1983. Negli anni seguenti molti altri sono stati segnalati in tutte le regioni, con esclusione di Valle d’Aosta e Basilicata. Complessivamente se ne sono registrati poco più di 1300, nel periodo compreso dal 1983 al 1996, come riportato anche dal Centro Nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute. Seppure la scoperta della presenza del morbo di Lyme in Italia sia stata abbastanza precoce, ad oggi non esiste un quadro unitario della epidemiologia sul territorio nazionale.

Anche in Italia non mancano i contagi: la malattia di Lyme diffusa in Liguria e in altre regioni
in foto: Malattia di Lyme, i casi di contagio in Italia

I rischi nell’uomo.

Il rischio per l’uomo sopraggiunge quando la zecca infetta riesce a stare attaccata al proprio corpo per oltre 36 ore. Il virus può diffondersi ai linfonodi, determinando un'adenopatia regionale, o disseminarsi nel sangue finendo col colpire gli organi interni. L'eritema, almeno nel 75 per cento dei casi, risulta esser comunque il primo segnale clinico della presenza della malattia di Lyme e compare nell’arco di tempo compreso tra i 3 e i 32 giorni dopo il morso della zecca. Nel 50 per cento dei pazienti non trattati si sviluppano anche lesioni cutanee.

Attenzione ai sintomi neurologici.

I sintomi della malattia di Lyme possono essere anche neurologici. La patologia può infatti colpire il sistema nervoso causando rigidità del collo, mal di testa intenso, paralisi dei muscoli facciali e perdita di coordinazione motoria. Ma anche difficoltà di concentrazione, lieve perdita della memoria, cambiamenti di umore o delle abitudini del sonno e difficoltà di concentrazione.

A questi possono aggiungersi una sindrome muscolo-scheletrica simil influenzale: malessere, astenia, febbre, brividi, linfoadenopatia, faringite edematosa, congiuntivite, artralgie, mialgie, dolori dorsali, anoressia, faringodinia, nausea e vomito. L’infezione tardiva disseminata si verifica da settimane a mesi dopo il morso della zecca e comprende interessamento anche del cuore (mio-pericardite e blocchi atrio-ventricolari), del sistema muscolo-scheletrico (artrite) e dell’occhio. Tali condizioni sono comunque abbastanza rare.

Analisi del sangue e terapia.

Molti aspetti della malattia di Lyme rispondono agli antibiotici ma il tempo necessario per la risoluzione completa può andare molto oltre il periodo di trattamento e la terapia della forma precoce è la più efficace. Per diagnosticare la presenza del morbo è sufficiente un esame del sangue. Un esame fisico può invece rilevare problemi congiunti al cuore ed al cervello nelle persone con la fase avanzata della malattia. Per questi casi, purtroppo, non esiste al momento un trattamento efficace in grado di curare la sindrome. Come spesso accade, la miglior cura è la prevenzione. Quando ci si concede una passeggiata all’aria aperta è consigliabile utilizzare uno spray repellente contro gli insetti, da spruzzare sui i vestiti e sulla pelle in tutte le parti scoperte (non sul viso).

Contagio non solo dalle zecche: scoperto un nuovo batterio.

Il contagio può avvenire anche tramite un nuovo batterio, scoperto recentemente dai ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention. Si tratta del cosiddetto Borrelia mayonii, un altro batterio, oltre al Borrelia burgdorferi, sempre trasmesso attraverso il morso di una zecca infetta, che consente il passaggio della malattia. Grazie a studi genetici approfonditi, gli addetti ai lavori hanno potuto constatare come i sintomi siano leggermente diversi a seconda che si sia colpiti dall’uno o dall’altro virus. Oltre a febbre, mal di testa, rash cutanei e dolori al collo, in questo caso si verificano nei pazienti anche nausea vomito e una maggiore concentrazione del batterio stesso nel sangue.

La malattia di Lyme nei cani.

La malattia di Lyme o borreliosi può essere trasmessa dalle zecche anche ai cani. Anche in questo caso, si tratta di una patologia cutanea degenerativa, i cui sintomi si manifestano poco alla volta e possono portare scompensi al sistema nervoso, cardiaco e articolare. È difficile da diagnosticare negli amici a quattro zampe, se non attraverso un test di controllo. Tra le zone più a rischio per il contagio, ci sono in Italia la Liguria e il Trentino Altro Adige.

 Da Avril Lavigne a Baldwin, i Vip affetti dalla malattia di Lyme.

La cantante Avril Lavigne è soltanto una dei personaggi dello show business ad essere stata colpita dalla malattia di Lyme. Tra gli altri Vip malati, ci sono l'attore Alec Baldwin e la sua giovane collega Mary-Kate Olsen. A loro si aggiungono Bella e Anwar, rispettivamente sorella e fratello della top model Gigi Hadid, l'unica della sua famiglia a non aver contratto la sindrome. Anche nel mondo dello sport non mancano i casi di contagio, come le tenniste Yanina Wickmayer e Samantha Stosur, che è riuscita a guarire con successo.