Quanto parliamo di noi stessi nel corso delle giornate? Quanta parte delle conversazioni che abbiamo verte sulla divulgazione di informazioni personali? Normalmente la media per ciascun individuo si aggira intorno al 30-40%: una percentuale riferita a tutti quei discorsi in cui informiamo gli altri delle nostre esperienze soggettive, che tende a diventare assai più elevata (fino a raggiungere il doppio) se la conversazione si svolge attraverso un social network.

Uno strumento per creare e rafforzare legami – Parlare di sé è un comportamento naturale e spontaneo che risponde ad esigenze relazionali e sociali: mettendo in comune quelle che sono le proprie emozioni, le rispettive visioni del mondo e della realtà, il flusso dei sogni e dei pensieri, narrando i vissuti personali presenti e passati, gli individui tendono a cercare quelli che sono campi affini, creando al tempo stesso una reciprocità con l'obiettivo di saldare legami piacevoli ed alleanze solide. Ma se il valore adattativo del dialogo come mezzo indispensabile per la nascita ed il rafforzamento dei rapporti interpersonali è stato oggetto di studi accurati ed approfonditi nel corso di molti decenni, gli aspetti biologici e legati ai meccanismi cerebrali che spingono gli esseri umani verso questa divulgazione del sé sono solo da poco sotto l'attenzione dei ricercatori. Diana Tamir e Jason Mitchell, del dipartimento di psicologia della Harvard University, hanno condotto una serie di esperimenti finalizzati a verificare le recenti teorie che associano alla tendenza alla rivelazione dei propri segreti il meccanismo della ricompensa.

Ma cosa accade nel cervello? – Attraverso una serie di test articolati in diverse fasi, in alcuni casi si chiedeva di scegliere tra l'espressione di un'idea ed una ricompensa in denaro, in seguito si sottoponevano i volontari ad indagini strumentali per controllare quali aree del cervello venivano stimolate dalle azioni, i due studiosi hanno avuto modo di constatare come le regioni più reattive, nel momento in cui i soggetti si soffermavano a narrare esperienze e manifestare riflessioni, erano le medesime collegate alla risposta neuronale alle ricompense primarie, quali cibo e sesso, ma anche a quel tipo di ricompensa indiretto (come il denaro e altri mezzi simbolici) che consente di agevolare e potenziare il raggiungimento delle altre. In particolar modo il nucleo accumbens e l'area ventrale tegmentale, collegate tra loro a formare una parte del sistema dopaminergico mesolimbico, in una sorta di "strada" che regola i meccanismi di gratificazione. Insomma, stando ai risultati del lavoro pubblicato da Proceedings of the National Academy of Science  parlare di sé sarebbe un puro istinto che, al contempo, riesce anche ad essere utile per strutturare relazioni sociali complesse, articolate e soddisfacenti: ma, in origine, null'altro che un piacere, un modo per sentirsi bene e portare conforto alla propria mente.