Un team di ricerca internazionale coordinato dalla James Cook University di Townsville (Australia) ha messo a punto una strategia per rendere le coltivazioni di olio di palma sostenibili, rispettose dell'ambiente e altamente produttive. Dal progetto degli studiosi, dunque, ne uscirebbero tutti vincitori: le foreste, gli animali (in particolar modo gli oranghi), i proprietari terrieri e le aziende interessate alla vendita del prodotto, che da solo rappresenta circa il 33 percento della produzione mondiale di oli vegetali.

I ricercatori, guidati dal giovane dottor Lenaic Pardon, hanno raccolto i dati degli ultimi anni relativi a tre importanti siti di coltivazione in Papua Nuova Guinea, uno dei principali paesi esportatori di olio di palma assieme all'Indonesia e alla Malesia. Dopo averli analizzati hanno sviluppato algoritmi per una sofisticata simulazione al computer, che una volta impostata è in grado di indicare su quali parametri intervenire per ottenere il massimo in termini di resa e al contempo ridurre al minimo l'impatto inquinante di una coltivazione. Nello specifico i ricercatori hanno messo nel mirino le emissioni di protossido di azoto e il fenomeno della lisciviazione dei nitrati, ovvero il trasferimento degli inquinanti negli strati più profondi del sottosuolo.

I parametri più influenti per la resa sono stati individuati nel clima, nell'età delle palme e nelle caratteristiche del sito, mentre quelli più importanti per i processi di inquinamento sono stati il tasso di fertilizzante minerale, il drenaggio e la quantità di legumi piantati nel terreno. Avvalendosi della simulazione, che fornisce proiezioni per cicli fino a 25 anni, è dunque possibile intervenire sulle coltivazioni già avviate per farle tornare alla piena efficienza, senza la necessità di distruggere nuove parti di foresta per far posto alle palme.

“Molti dei coltivatori di palma da olio con cui abbiamo avuto a che fare – ha sottolineato il professor Paul Nelson, coautore dello studio – avevano interesse a fare la cosa giusta per l'ambiente, tuttavia fino ad ora per loro è stato difficile prevedere come i cambiamenti nella gestione potrebbero influenzare la produttività e l'impatto ambientale, e determinare quali compromessi potrebbero essere coinvolti”. Il modello informatico messo a punto, spiegano i ricercatori, diventerà fondamentale per tutti i produttori di olio di palma con certificato ecologico, con la possibilità di firmare accordi equi e trasparenti con i proprietari terrieri. Resta l'enorme punto interrogativo sulla salubrità dell'olio di palma, finito più volte nel mirino dei ricercatori. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Field Crops Research.

[Foto di Tristantan]