Pochi giorni dopo l'anniversario di Sandy, l'uragano che secondo le stime dell'amministrazione Usa causò 182 morti e danni per 100 miliardi di dollari, Barack Obama ha annunciato un piano per fronteggiare le emergenza causate dal riscaldamento globale. Il numero uno della Casa Bianca, oltre a confermare l'impegno assunto a giugno per la riduzione dell'emissione dei gas serra, ha reso esecutivi due provvedimenti finalizzati da un lato a migliorare l'organizzazione di task force impegnate sul fronte delle emergenze ambientali, dall'altro a rinforzare gli edifici dalle minacce del riscaldamento globale.

Nello specifico, il primo provvedimento punta a creare una task force di esperti, governatori e sindaci perché, studiando i casi degli uragani Katrina e Sandy, rilevi le inefficienze della risposta federale alle due emergenze e studi possibili soluzioni. Il secondo provvedimento guarda invece alle carenze ingegneristiche di edifici ed infrastrutture e ai rischi di carattere geologico delle diverse aree del territorio americano. In un caso come nell'altro, i due atti mirano a rendere più efficiente la risposta delle autorità e delle strutture a crisi in atto, ma su tutto vale l'impegno a ridurre i rischi attraverso politiche ambientali responsabili. E' proprio per questo motivo che Obama ha ribadito l'intenzione di ridurre entro il 2020 le emissioni di CO2 del 17%.

Tuttavia, al punto in cui siamo, qualcosa non può che sfuggire alle intenzioni dell'uomo: "Ci stiamo preparando – ha concluso il presidente americano -. Questo piano proteggerà settori importanti della nostra economia e preparerà il nostro paese per gli effetti dei cambiamenti climatici che non potremo evitare".