Un team di ricerca internazionale coordinato da studiosi dell'Università di Amsterdam (UvA) ha scoperto un nuovo tipo di neurone che ricopre un ruolo fondamentale nella navigazione spaziale su larga scala. A differenza delle cellule cerebrali dell'ippocampo, che in pratica “lavorano di fino” per aiutarci nell'orientamento tra gli ambienti, questi nuovi ‘neuroni GPS' operano invece su spazi più ampi. Per fare una semplice analogia, è come se l'ippocampo ci aiutasse a muoverci tra gli spazi di casa mentre i nuovi neuroni discernessero tra strade e quartieri, anche se naturalmente il discorso è più complesso, dato che le cellule operano in sinergia.

Per questa ragione, gli studiosi guidati dai professori Jeroen Bos, Martin Vinck e Cyriel Pennartz hanno deciso di chiamare i nuovi neuroni “cellule di quartiere”. “Questi neuroni sembrano consentire al cervello di discernere tra distinti segmenti (quartieri) in un ambiente”, ha sottolineato il professor Jeroen Bos.

Gli studiosi li hanno individuati nella corteccia perineale mentre monitoravano l'attività elettrica cerebrale di alcuni topi. Gli animali erano stati inseriti in un labirinto a figura-8 con un incrocio centrale, e qui, grazie a un dispositivo innovativo, ne è stata rilevata l'attività cerebrale in quattro distinti gruppi di neuroni; uno della corteccia perineale, uno dell'ippocampo e gli ultimi due di aree sensoriali.

I dati più interessanti sono emersi proprio dalla corteccia perineale, dove l'attività elettrica misurata diminuiva o aumentava in base al tipo di segmento del labirinto affrontato dal topo, a differenza di quella dell'ippocampo che sembrava più omogenea all'interno del percorso e meno intensa. “Siamo rimasti sorpresi nel trovare che le risposte della corteccia perineale fossero così intimamente connesse con la forma del labirinto, in primo luogo perché questa regione è comunemente associata con il riconoscimento degli oggetti”, ha aggiunto il professor Bos.

Anche se sono stati trovati nei topi, non è detto che questi neuroni abbiano lo stesso ruolo nel cervello umano, dato che la codifica della navigazione spaziale su larga scala potrebbe avvenire in maniera differente. I risultati ottenuti saranno comunque utili sopratutto nello studio di malattie come il morbo di Alzheimer, dato che le difficoltà di orientamento sono tra i primi sintomi delle patologie neurodegenerative. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Communications.

[Illustrazione di ColiNOOB]