Fin da quando fecero la propria prima "comparsa" nel mondo della tecnologia, e nei decenni a divenire quando divennero sempre più protagoniste del dibattito relativo all'ambiente e alle risorse del Pianeta, siamo sempre stati abituati a chiamarle «fonti alternative di energia», quasi a voler sottolineare un'alterità rispetto ai combustibili fossili che, da decenni, stabiliscono con i propri rialzi o ribassi le sorti dell'economia mondiale. A voler essere più precisi, tuttavia, allorquando si parla di eolico o solare si fa riferimento a "energie rinnovabili" perché rigenerabili e non esauribili: settori sempre più in espansione che, tuttavia, costituiscono ancora una nicchia troppo angusta in molti Paesi.

Da sempre indicato come semplicemente "alternativo", dunque, l'eolico potrebbe invece costituire una risorsa in grado di rispondere al fabbisogno energetico dell'intera popolazione mondiale, per un costo in termini di emissioni molto vicino allo zero: secondo uno studio recentemente pubblicato dalla rivista Nature curato da Kate Marvel del Lawrence Livermore National Laboratory, infatti, lo sfruttamento di correnti d'alta quota sarebbe in grado di produrre una quantità di energia soddisfacente per le esigenze di tutti gli esseri umani e delle loro attività distribuite sul globo: insomma, nel vento ci sarebbe tutta la potenza di cui abbiamo bisogno.

Tant'è che secondo i ricercatori firmatari dell'articolo, la possibilità che l'eolico diventi fonte primaria di energia dipende fortemente da volontà politiche ed economiche e, certamente, non da limiti geofisici. Il modello teorico progettato dagli studiosi prevede il ricorso a pale in grado di sfruttare le correnti d'alta quota: vista l'impossibilità di ricoprire la superficie terrestre di gigantesche infrastrutture, basterebbero turbine poste su piloni molto alti per produrre una quantità di energia di gran lunga maggiore rispetto a quella ricavata dagli attuali sistemi. Basti pensare, spiegano i ricercatori, che la potenza eolica ottenuta dalla superficie con piloni alti fino a 100 metri potrebbe essere di 400 terawatt, mentre con turbine d'alta quota, e pale eoliche sospese fino a 10 chilometri di altezza, si andrebbero ad aggiungere ben 1800 TW alla produzione totale.

Uno studio parallelo, curato da Mark Jacobson e pubblicato dalla rivista PNAS, illustra come, per il sistema di produzione di energia con turbine eoliche, esista un punto di saturazione superato il quale un aumento delle apparecchiature per l'estrazione non comporterebbe un maggiore accumulo di potenza: eppure, osserva il ricercatore, nonostante questo limite non c'è ragione di non credere che entro il 2030 il vento potrebbe essere la principale fonte energetica in un'economia finalmente pulita; anche se gli stessi modelli degli scienziati ammettono che, se si assistesse ad un ulteriore incremento della domanda di energia mondiale, non si potrebbero escludere conseguenze sul clima, sull'andamento dei venti e, quindi, delle piogge. Ma, per il momento, tutto il discorso resta nient'altro che teorico; fin troppo, sfortunatamente.