Neuroscienziati della Scuola di Medicina presso la Stanford University hanno scoperto che il sangue estratto dal cordone ombelicale umano riesce a ringiovanire i topi anziani, migliorandone la memoria, la capacità di orientarsi e ripristinando comportamenti perduti col tempo, come la costruzione di nidi. Insomma, questo fluido – nello specifico il suo plasma, la soluzione acquosa – rappresenterebbe per i roditori una sorta di elisir di lunga vita, capace di invertire i processi dell'invecchiamento. Lo studio, coordinato dal professor Joe Castellano, docente di neuroscienze presso l'ateneo americano, è solo l'ultimo in ordine cronologico che ha sfruttato trasfusioni di sangue per verificarne gli effetti sulla longevità e l'invecchiamento. Basandosi su queste ricerche la startup Ambrosia LLC di Monterey (California) ha iniziato addirittura a vendere sacche di sangue da 1,5 Litri recuperate da ragazzi giovani, per sperimentare gli effetti direttamente su pazienti umani.

Gli studiosi dell'Università di Stanford per dimostrare gli effetti ‘miracolosi' del sangue umano sui topi ne hanno raccolto di tre tipi; dal cordone ombelicale di neonati, da ragazzi giovani attorno ai venti anni e da persone tra i 60 e i 70 anni. Successivamente ne hanno estrapolato il plasma e lo hanno iniettato in topi tra i 12 e i 14 mesi di vita, che corrispondono all'incirca ai nostri 50/60 anni.

Incredibilmente, i topi trattati col sangue del cordone ombelicale hanno dimostrato performance mnemoniche e fisiche molto più efficienti in una serie di esperimenti. Ad esempio, impiegavano meno tempo per raggiungere l'uscita di un labirinto; ricordavano meglio le aree dove si prendeva una leggera scossa (tornando indietro durante le altre passeggiate) e mostravano comportamenti perduti con l'età. Inoltre, dall'analisi dell'ippocampo, i ricercatori hanno evidenziato la riattivazione di alcuni geni legati ai ricordi. Anche i topi trattati col plasma degli adolescenti hanno mostrato miglioramenti, ma non all'altezza dei primi, mentre i topi cui è stato somministrato sangue di anziani non hanno ottenuto alcun beneficio.

Dopo ulteriori test il team del professor Castellano ha individuato nella proteina TIMP2 del plasma la probabile responsabile di questo processo virtuoso, che naturalmente necessiterà di ulteriori indagini per capire se tali benefici possono essere ‘esportati' sugli esseri umani, sia per trattare patologie neurodegenerative che per creare un cosiddetto elisir di lunga vita. Ciò che è certo, come hanno suggerito alcuni studiosi più scettici, “ciò che funziona con i topi difficilmente funziona con gli esseri umani”, in particolar modo quando si tratta di patologie neurodegenerative. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.