L’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale della ricerche (Irpi-Cnr) di Perugia ha reso noto il suo “Rapporto periodico sul rischio posto alla popolazione italiana da frane e inondazioni” relativamente all’anno 2014.

Liguria, la più colpita. In Veneto il comune con il più alto numero di vittime.

Nel nostro Paese la media di persone decedute a causa di frane ed inondazioni, tra gli anni 1963 e 2013, è stata di quaranta all’anno. Il 2014 non si è presentato meglio dei suoi predecessori, sotto questo punto di vista. Tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dell’anno che si è appena concluso, infatti, le vittime di eventi di questo tipo sono state 33, i feriti 46, mentre circa 10.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, sia pure in maniera temporanea. Morti, feriti, sfollati e senzatetto in 220 comuni di 19 regioni italiane, con l’area nordoccidentale della penisola maggiormente colpita. Fenomeni meteorologici estremi hanno flagellato soprattutto la Liguria a gennaio, ottobre e novembre provocando cinque vittime in 34 comuni e 71 località. Seguono il Piemonte, con due decessi e 48 località colpite, la Lombardia con 42 località e sei vittime, l’Emilia Romagna con un morto e 28 luoghi interessati, la Toscana con 35 località e 5 morti. Il comune con il più alto numero di vittime è stato Refrontolo, in Veneto, dove la piena del torrente Lierza a Molinetto della Corda ha causato quattro morti e ferito altre venti persone. In generale, i mesi peggiori sono stati ottobre e novembre.

Quaranta morti all'anno.

Ma il rapporto contiene dati relativi al dissesto idrogeologico italiano non soltanto dell'ultimo anno, ma degli ultimi decenni: scopriamo così che tra il 1964 e il 2013 sono morte 1.291 persone a causa di frane e 698 a causa di inondazioni. Si tratta di una media di circa 40 vittime all'anno a cui si aggiungono 72 dispersi e 2.561 i feriti. In riferimento allo stesso cinquantennio, è possibile osservare come ben il 25% dei comuni italiani sia stato coinvolto in fenomeni di questo tipo che hanno portato vittime e sfollati.

Il quinquennio più recente (2009-2013) ha contato 162 morti, ossia una media di 32 l'anno, 7 dispersi, 331 feriti e oltre 45.000 sfollati e senzatetto. Nel solo 2009 ci sono state«50 persone decedute, 6 dispersi e 171 feriti, in particolare per le frane superficiali, colate di detrito e inondazioni che si verificarono nel messinese». L'anno successivo, invece, la maggior parte delle vittime si concentrò nelle aree dello Spezzino e della Lunigiana (3 morti, 2 feriti e almeno 900 sfollati) con un evento che fu seguito pochi giorni dopo dall'esondazione dei torrenti Bisagno e Fereggiano e dalla piena dei torrenti Sturla, Scrivia ed Entella che causarono gravissimi danni e sei vittime a Genova. I dati confermano che le condizioni di rischio per la popolazione aumentano o diminuiscono in funzione non soltanto dei cambiamenti climatici ma anche delle condizioni ambientali e sociali.