Un team di ricerca dell'Università dello Utah ha individuato due buchi neri supermassicci al centro di due galassie nane, inquadrate nell'ammasso della Vergine. La scoperta, compiuta dagli stessi ricercatori che tre anni fa scoprirono un altro buco nero gigantesco in una piccola galassia, getta nuova luce su questi mostri cosmici, il cui numero potrebbe essere almeno doppio rispetto alle stime attuali. Per intercettare i due nuovi buchi neri gli astronomi coordinati dal professor Chris Ahn hanno sfruttato l'Osservatorio Gemini, nello specifico il telescopio Gemini North – Frederick C. Gillett, uno strumento da otto metri di diametro installato a 4.200 metri di altezza sul vulcano Mauna Kea, alle isole Hawaii.

Le due galassie nane dove sono stati individuati i buchi neri: credit NASAin foto: Le due galassie nane dove sono stati individuati i buchi neri: credit NASA

I due buchi neri supermassicci si trovano nelle galassie nane VUCD3 e M59cO; il primo ha una massa 4,4 milioni di volte quella del Sole, mentre il secondo è 5,8 milioni di volte la nostra stella. Si tratta di un dato particolarmente interessante se posto in relazione con le dimensioni delle galassie che li ospitano. Basti pensare che il buco nero posizionato al centro della Via Lattea ha una massa che è circa 4 milioni di volte il nostro Sole, ma la galassia è decisamente più estesa di VUCD3 e M59cO. Il ‘nostro' buco nero infatti occupa meno dell'1 percento della massa totale della galassia, mentre i due appena scoperti ne occupano il 13 e il 18 percento delle rispettive. “È sorprendente pensare che queste galassie nane, sebbene siano lo 0,1 percento della Via Lattea, ospitino buchi neri più grandi di quello presente al centro della nostra galassia”, ha sottolineato l'autore principale dello studio.

Per determinare con precisione l'esistenza dei giganti, il team di Ahn, che ha sfruttato anche alcune immagini del telescopio Hubble, ha analizzato i movimenti stellari, scoprendo che le stelle al centro delle galassie nane si spostavano più velocemente rispetto a quelle poste all'esterno. Era il segnale inequivocabile dell'immensa forza gravitazionale dei buchi neri, che molto presto, grazie al progetto di ricerca Event Horizon Telescope (Eht), forse riusciremo a vedere per la prima volta. I dettagli della ricerca americana sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal.

[Immagine di NASA]