Quando Pitagora per primo scoprì che la musica è regolata da una serie precisa di rapporti numerici, che determinano la frequenza di vibrazione delle corde e quindi l’altezza delle note, si convinse che l’universo intero eseguisse una propria sinfonia, proprio perché la danza regolare dei corpi celesti seguiva analogamente uno schema matematico. Proseguendo quel ragionamento, Platone ne La Repubblica parlò proprio di musica delle sfere, convinto che nelle loro orbite perfette i pianeti e il sole producessero una musica, muovendosi nell’etere. Oggi sappiamo che l’etere non esiste, e che i corpi celesti si muovono nel vuoto cosmico, dove il suono non può propagarsi. Ma lo stretto legame tra la musica e lo spazio – inteso come l’ambiente oltre la Terra – è rimasto, come dimostra Elena Cecconi, musicista classica e appassionata di spazio, che ha raccolto l’invito dei sostenitori dell’iniziativa “Space Renaissance” di dare un inno al concetto di “rinascimento spaziale” interpretando una composizione che esordirà il 22 marzo all’evento ospitato dalla Città della Scienza di Napoli “Espansione della civiltà nello spazio”. Evento in cui si parlerà del futuro dell’uomo nello spazio, di come le nuove tecnologie applicate all’abitabilità dello spazio produrranno un nuovo rinascimento, e di come questo rinascimento spaziale si accompagnerà a un nuovo umanesimo. Dove c’è spazio per la cultura, l’arte e quindi anche per la musica.

Un inno per il rinascimento spaziale.

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“Fin da bambina, quando attesi con trepidazione senza poter dormire, che gli astronauti allunassero, ho subito il fascino dello spazio, luogo della fantasia, dell'immaginazione, dei voli pindarici…, per un artista un rifugio ed una ispirazione, Cyrano docet!”. Si presenta così Elena Cecconi, cursus honorum d’eccellenza nel mondo della musica classica: diploma al conservatorio di Frosinone, poi specializzazioni a Salisburgo e a Vienna, prima di iniziare a girare il mondo con le più importanti orchestre come flautista solista. Affianco ai grandi successi della sua carriera musicale, tra collaborazioni con le principali orchestre italiane (è stata Primo Flauto Solista all’Orchestra sinfonica siciliana, alla Fenice di Venezia, alla Toscanini di Parma e alla Filarmonica italiana) e incisioni con grandi case discografiche, costante è la sua passione per lo spazio: “Oggi l'incontro con i sostenitori di Space Renaissance ha rafforzato con elementi concreti alcune mie idee in merito, ed ho così voluto far comporre ad Howard Buss un brano che, attraverso la mia interpretazione, potesse testimoniare anche a chi non ha ancora considerato la materia, la grande possibilità che l’Uomo ha di ampliare i propri  confini fisici, etici e spirituali, nonché poter pensare ad un futuro e ad una speranza”.

[quote|left]|Lo spazio è il luogo della fantasia, dell'immaginazione, dei voli pindarici… per un artista un rifugio ed una ispirazione.[/quote]La collaborazione della Cecconi con Howard Buss, celebre compositore americano di musica classica contemporanea, è di lunga data. Il loro sodalizio ha portato alla produzione di importanti composizioni per flauto ed arpa e per flauto solo. È quest’ultimo il caso di Space Renaissance Suite, sorta di inno del nuovo rinascimento spaziale che ora sbarca anche in Italia. “Lo stile di Buss, pur essendo tradizionale, senza dunque arrivare all'astratta ma densa aleatorietà di Madern in Serenata per un satellite, è ricco di spunti ritmici e tecnici, nonché momenti riflessivi e pacati, che ne fanno un brano davvero interessante, pieno di echi e rimandi interiori”. Un modello molto distante da quello delle famosissime sinfonie che Gustav Holst dedicò ai pianeti del sistema solare, che la Cecconi definisce “fin troppo celebrative e roboanti”. Piuttosto, “una modalità per la coscienza umana, un sentimento che riflette un modo di pensare e guardare lo Spazio. Il fatto che sia per flauto solo, ne aumenta paradossalmente lo spessore e la profondità”.

Una nuova musica per un mondo nuovo.

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Il rinascimento spaziale che Elena Cecconi celebra in questa sua composizione promette di avere un impatto anche in tanti altri settori dell’impresa umana oggi in difficoltà: non solo quelli della scienza, ma anche quelli della cultura tout curt. Per spiegare come, la Cecconi preferisce far parlare Platone: “La Musica è una Luce morale. Essa dona un’anima ai nostri cuori, delle ali ai pensieri, uno sviluppo all'immaginazione. Essa è un carme alla tristezza, alla gaiezza, alla vita, a tutte le cose. Essa è un’essenza del Tempo e si eleva a tutte quelle forme invisibili, abbagliante ed appassionatamente eterna. La Musica comprende l’insieme delle Arti alle quali presiedono le Muse. Essa racchiude tutto quello che è necessario all’educazione dello spirito”.

[quote|left]|La cultura e le sua espressioni sembrano da tempo aver esaurito la fonte di ispirazione. Forse l’Uomo potrà ripartire anche in questo senso.[/quote]I tempi sono cambiati dall’epoca di Platone. L’arte, la letteratura, la musica, spiega Elena Cecconi, vivono problematiche “talmente articolate e vaste”, da sembrare quasi irrisolvibili. La crisi della musica classica ne è un esempio: “Possiamo dire che i linguaggi musicali hanno avuto diverse fasi, oggi la musica classica contemporanea d’avanguardia sembra a volte seguire schemi autocelebrativi che non coinvolgono neanche gli stessi musicisti. D’altro canto, la musica classica intesa come interpretazione, ossia quello che è poi il mio campo specifico, trova difficoltà nella sua diffusione, poiché le nuove generazioni quasi ne ignorano l’esistenza. La musica richiede conoscenza, oltre che buon gusto… chi pretenderebbe di leggere un libro senza conoscere l’alfabeto ed un minimo di sintassi?”. È allora forse il momento di lavorare per un nuovo rinascimento. Un nuovo umanesimo, che restituisca slancio alla capacità d’immaginazione della nostra civiltà. È questo lo spirito di “Space Renaissance”, che Elena Cecconi ha voluto mettere in musica con la Space Renaissance Suite di Buss che eseguirà il 22 marzo a Città della Scienza. “Credo che la storia umana sia una cosa sola nel suo percorso e nella sua evoluzione”, sostiene. “La cultura e le sua espressioni sembrano da tempo aver esaurito la fonte di ispirazione. Forse l’Uomo potrà ripartire anche in questo senso…”.