Avete presente la storia del topolino che spaventa l'elefante? Ebbene, quello che è accaduto qualche giorno fa al CERN di Ginevra potrebbe suonare molto simile; naturalmente soltanto ai profani, dato che gli esperti sanno bene quanto la complessità del più grande e potente acceleratore di particelle al mondo lo renda anche delicatissimo.

Qualche giorno fa ci aveva pensato una faina a causare dei problemi al Large Hadron Collider (LHC), saltando su un trasformatore e provocando un guasto tecnico determinato dal corto circuito generato: niente di irrisolvibile, naturalmente, ma sufficiente per obbligare ad uno stop temporaneo, finalizzato all'esecuzione di alcuni controlli.

Il piccolo animale non è mai arrivato nei tunnel sotterranei in cui hanno luogo gli esperimenti – dove corre il lungo anello, per intenderci – ma ha tristemente terminato i suoi giorni in un trasformatore ad alta tensione: questo ha portato ad una momentanea anomalia nella distribuzione dell'energia elettrica e ad un blackout che, nonostante la brevissima durata di poche centinaia di millisecondi, è stato in grado di bloccare gli impianti.

Inevitabile l'immediato intervento dei tecnici specializzati del laboratorio che, nel giro di un paio di giorni, hanno verificato quali sono stati i danni causati dalla faina, riuscendo ad andare oltre le più pessimistiche previsioni iniziali. In un primo momento, infatti, si era temuto per una sosta di LHC della durata di un paio di settimane: e invece è imminente la ripresa delle attività a pieno regime.

Un lieve ritardo per le attese collisioni tra particelle ma, tutto sommato, la brutta avventura si è risolta quasi subito per il meglio (faina sventurata a parte). Adesso bisognerà aspettare ancora qualche giorno perché gli esperimenti possano ricominciare, portando l'acceleratore al massimo della sua potenza.