I romanzi che leggiamo ci rendono più empatici, cioè ci permettono di comprendere meglio le altre persone e di diventare così più socievoli. Questo è quanto sostiene uno studio della University of Toronto, intitolato “Fiction: Simulation of Social Worlds” e pubblicato su Trends in Cognitive Sciences. Secondo i ricercatori infatti i protagonisti e le vicende di cui leggiamo nei libri ci conquistano e avvolgono al punto da permetterci di formarci idee, emozioni e consapevolezze sul mondo che ci circonda.

Esiste infatti un legame tra la letteratura e la psicologia che, anche se ancora non è stato indagato a fondo, rappresenta un importante spunto di riflessione per tentare, in futuro, di sviluppare una serie di libri utili ad insegnare usanze e costumi di altri popoli, senza che il lettore possa rendersene conto, e tutto ciò grazie all'empatia. Lo studio effettuato utilizzando la risonanza magnetica funzionale ha infatti dimostrato che la capacità di immedesimarsi nelle emozioni altrui aumenta leggendo e non servono descrizioni particolarmente dettagliate, ma bastano alcune informazioni per stimolare l'immaginazione e l'ippocampo, la parte del cervello associata all'apprendimento e alla memoria.

Per capire ciò di cui parlano i ricercatori, ci basta ricordarci di tutte le volte che ci siamo affezionati ai personaggi dei romanzi che abbiamo letto o della vicinanza che abbiamo provato verso quelli più sfortunati, questo legame è ciò che stimola proprio l'empatia. Lo stesso discorso vale anche per le fiction e i video giochi con una trama, in generale per tutto ciò in cui possiamo immedesimarci.

Lo step successivo dello studio canadese sarà comprendere quanto a lungo duri questa empatia e quindi quando riesca a radicarsi in noi. Come dice la ricercatrice Keith Oatley “Mentre leggi hai la possibilità di acquisire pezzi di consapevolezze che fai tue”.

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