Il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Bonaccini ha fatto sapere che le Regioni, a parte una e una Provincia autonoma, chiederanno, all'interno di un documento, lo stralcio del piano che dovrebbe prevedere l'abbattimento selezionato dei lupi italiani che da 46 anni godono della protezione dello Stato dai cacciatori. Con questo documento le Regioni si confronteranno con il ministro Galletti che, fino ad oggi, si è però sempre dimostrato intransigente sulle sue posizioni.

La questione dell'abbattimento del lupo sta facendo molto discutere in questi mesi poiché non a tutti è chiaro il motivo vero di questa richiesta, né molti conoscono quali sia davvero la condizione del lupo in Italia. Come già detto in passato, oggi allevatori e abitanti di alcune zone si lamentano per gli attacchi del lupo agli animali, a questo proposito lo stesso Galletti dichiarò “in certe zone la presenza del lupo è diventata un rischio per le attività agricole. Ci sono attività che chiudono per la presenza dei lupi”, sottolineando come l'uccisione di un massimo del 5% dei lupi sia necessaria anche per evitare lo stesso bracconaggio, che però già ora colpisce il 20% degli esemplari.

Il piano, oltre all'uccisione, prevede l'utilizzo di recinzioni speciali e di rimborsi più rapidi in caso di danni provocati dal lupo: ed è proprio su questi punti che l'Italia dovrebbe soffermarsi.

Si mostrano, comprensibilmente, contente le associazioni LAV, ENPA, LIPU, LAC, LNDC, ANIMALISTI ITALIANI, LEIDAA che commentano: “Una dichiarazione che confermerebbe quanto sosteniamo da più di un anno, cioè che il piano deve essere approvato con l’esclusione di qualsiasi possibilità di uccisione dei lupi”.

Il lupo dunque è salvo? Ancora non si sa. Per ora è certo solo che la Toscana è rimasta la sola a voler riaprire la caccia a questo animale che fino a 50 anni era a rischio estinzione nel nostro Paese.