in foto: Christine Pulliam (CfA). Sun image: NASA/SDO

La nostra Terra consiste in silicati, un cuore di ferro ed una leggera patina di acqua e vita: ma i primi mondi potenzialmente abitabili dell'Universo potrebbero essere stati profondamente differenti. È l'ipotesi dei ricercatori dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics che suggerisce che la formazione planetaria nel giovane Universo potrebbe aver dato vita a oggetti costituiti prevalentemente da grafite e diamante, ossia due forme diverse di carbonio, potenzialmente in grado di ospitare forme di vita.

I pianeti di diamante in questione dovrebbero orbitare attorno a stelle estremamente anziane, chiamate CEMP (Carbon-enhanced metal-poor stars) e definite anemiche perché contengono una frazione piccolissima del ferro presente nel Sole. Queste stelle, però, sono anche ricchissime di carbonio, il carbonio liberato dalle esplosioni delle supernovae: e quindi, attorno ad esse, potrebbero essersi formati dischi di gas e polveri ricchi di carbonio dai quali sarebbero nati i primi pianeti sui quali potrebbe essersi sviluppata la vita.

L'Universo primordiale, infatti, era composto principalmente da idrogeno ed elio, mancando di elementi chimici come carbonio ed idrogeno, necessari per la vita come la conosciamo; soltanto le prime esplosioni di stelle come supernovae seminarono la seconda generazione che rese possibile la formazione planetaria e, quindi, la vita.

Si tratta di Stelle quasi "fossili" il cui studio potrebbe chiarire dettagli relativi alla formazione di pianeti particolarmente antichi e, magari, agli inizi della vita nell'Universo: perché se la vita aliena è a base di carbonio, proprio come quella sulla Terra, e questi Pianeti ci sono, è proprio lì che bisogna andare a cercare i più remoti indizi.