C'è chi sceglie i labrador per la loro esuberanza, chi i pastori tedeschi per la loro affidabilità e chi ancora i jack russel per la loro energia. Chi ha scelto di acquistare un cane di razza invece di salvare un cane dal canile lo ha fatto perché mosso dal desiderio di avere un migliore amico a 4 zampe con caratteristiche fisiche e comportamentali prevedibili. Ogni razza infatti è distinguibile per motivazioni ed elementi estetici che si conoscono prima ancora che il cane sia adulto, una specie di “azzeramento dell'effetto sorpresa” più tipico invece dei meticci.

La selezione è ciò che ha permesso questa prevedibilità, cioè che ogni razza fosse uguale a sé stessa, tanto che negli stessi libri genealogici sono presenti le specifiche caratteristiche fisiche, con tanto di accuratezza al centimetro, e caratteriali che un cane deve avere per essergli riconosciuta l'appartenenza ad una determinata razza.

La selezione è anche ciò che, secondo gli scienziati della University of California, potrebbe però aver portato allo sviluppo di quelle che sono le malattie tipiche delle razze stesse, come la displasia dell'anca per il pastore tedesco.

Da quando 15.000 anni fa il cane si è separato dal lupo per iniziare a fare compagnia all'uomo, quest'ultimo si è dato da fare per “perfezionare” Fido in modo che potesse essere più adatto alle proprie esigenze. In questo modo, la selezione naturale ha lasciato spazio, soprattutto negli ultimi 2 secoli, a quella artificiale che, oltre ad essere responsabile dell'effetto ‘collo di bottiglia' (che in genetica indica una drastica riduzione del numero di individui appartenenti ad una popolazione in seguito a forze diverse dalla selezione naturale), potrebbe non aver tenuto conto delle sue stesse controindicazioni.

Alcuni geni collegati a caratteristiche fisiche o caratteriali tanto apprezzate, sembrerebbero infatti essere direttamente collegati a determinate malattie: questo significa che mentre l'uomo selezionava un gene per avere un cane bello, questo portava con sé una malattia che, con la selezione naturale, probabilmente non avrebbe trovato seguito.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato il genoma di un gruppo di 46 cani appartenenti a 34 razze e lo hanno messo a confronto con quello dei lupi e dei cani ferali. I dati raccolti hanno mostrato che i cani avevano 115 alleli deleteri, in genere associati alla manifestazione di malattie, più dei lupi. In pratica la selezione ha portato ad un maggiore carico genetico e un minore successo riproduttivo.

In conclusione, secondo i ricercatori la selezione imposta dall'uomo potrebbe aver preferito le caratteristiche collegate all'apparenza e alla comodità, a quelle invece funzionali e salutari.