Appartenenti al gruppo dei cosiddetti Cnidari assieme ai coralli, le meduse sono tra gli animali più affascinanti e antichi che vivono nei nostri mari; si stima infatti che esse non evolvano sin dalla loro apparizione sulla Terra, circa settecento milioni di anni fa. Benché siano delicatissime – il loro corpo è composto per il 98 percento da acqua – fra le meduse si annovera l'unica specie (Turritopsis nutricula) ritenuta potenzialmente immortale dai biologi marini, grazie ad alcune cellule in grado di farla regredire allo stadio di polipo e successivamente di generare una nuova colonia. Le meduse sono note soprattutto per le capacità urticanti dei loro tentacoli, particolarmente pericolosi nelle cosiddette cubomeduse, come la vespa di mare (Chironex fleckeri) che ha ucciso una settantina di bagnanti nella sola Australia. Fortunatamente nel Mar Mediterraneo non abbiamo specie così tossiche, tuttavia da alcuni anni è apparsa la famigerata caravella portoghese (Physalia physalis), un organismo affine alle meduse che nel 2010 ha provocato la morte di una donna cagliaritana di 69 anni per shock anafilattico. A causa del riscaldamento globale e della crisi ittica, le meduse si stanno moltiplicando e diffondendo senza controllo nei mari di tutto il mondo, rendendosi in alcuni casi responsabili di vere e proprie invasioni. Possono infatti provocare danni ingentissimi all'economia turistica ma anche agli allevamenti di pesci, oltre che ad impianti nucleari e centrali idroelettriche quando a migliaia vengono risucchiate dai sistemi di filtraggio. Ecco le sette specie di meduse più affascinanti e a cui prestare maggiore attenzione nel Mar Mediterraneo.

1. Pelagia noctiluca

[Foto di Hans Hillewaert]

La Pelagia noctiluca non solo è una delle meduse più comuni del Mare nostrum, ma il suo veleno è anche fra i più urticanti e dolorosi, caratteristiche che la rendono un vero e proprio spauracchio fra i bagnanti. Si tratta altresì di una delle specie a rischio invasione, e non è un caso che la stragrande maggioranza delle 150.000 persone soccorse ogni anno nel Mediterraneo per punture da medusa sia colpita proprio dalla Pelagia noctiluca. Il nome scientifico latino è legato alla sua capacità di “illuminarsi” di un colore verdastro durante la notte, per questo motivo è conosciuta anche col nome comune di medusa luminosa. Questa specie, che nelle acque costiere è più facile da avvistare in primavera e autunno, ha un cappello che può superare i venti centimetri di diametro, mentre i temibili tentacoli velenosi possono arrivare fino a due metri di lunghezza. La colorazione è particolarmente affascinante e va dal rossastro al violetto.

2. Carybdea marsupialis

[Foto di Massimiliano de Martino]

La Carybdea marsupialis è una cubomedusa, esattamente come la letale cugina australiana del genrere Chironex. Benché il livello di tossicità delle nematocisti nei suoi tentacoli non sia il medesimo, si tratta probabilmente della medusa più pericolosa nel nostro mare, dato che gli effetti del veleno possono causare uno shock anafilattico. Il nome cubomedusa è legato alla peculiare forma del cappello (o ombrella) del gruppo, che ricorda quella di una scatoletta cubica: esso non supera i tre centimetri di diametro, mentre i tentacoli arrivano a circa trenta. Benché corti, essendo filiformi i tentacoli tendono ad attorcigliarsi agli arti del malcapitato di turno, provocando dolorosissime ustioni. Analogamente alla Pelagia noctiluca, il suo veleno è fortunatamente termolabile, dunque non appena possibile, se punti il suggerimento è quello di tamponare le ferite con sabbia o sassi arroventati dal sole e recarsi immediatamente da un medico. Nonostante le piccole dimensioni, la Carybdea marsupialis è facile da avvistare in acqua per il colore rossastro dei suoi tentacoli.

3. Rhopilema nomadica

[Foto di Kimonas Markoulis]

Tra le cosiddette “specie aliene” giunte nel Mar Mediterraneo dal Mar Rosso, la Rhopilema nomadica è una di quelle che preoccupa maggiormente gli scienziati. Questa medusa, infatti, oltre a essere particolarmente urticante, forma banchi con migliaia e migliaia di esemplari, che hanno già causato serissimi danni al turismo e ad alcune centrali di desalinizzazione in Israele, Egitto e Malta. I suoi avvistamenti continuano ad aumentare di anno in anno ed è una delle principali indiziate per il rischio di invasione. Curiosamente, il suo arrivo nel Mare nostrum non dipende dal solo riscaldamento globale, che sta alterando gli equilibri ecologici marini, ma anche dal recente allargamento del Canale di Suez. La Rhopilema nomadica ha inoltre la particolarità di essere enorme: può infatti arrivare a cinquanta chilogrammi di peso e il suo cappello raggiunge i cinquanta centimetri di diametro. È facilmente riconoscibile per le dimensioni imponenti e la colorazione completamente bianca.

4. Cassiopea andromeda

[Foto di Raimond Spekking]

La Cassiopea andromeda è una delle meduse più curiose del Mar Mediterraneo, dove è arrivata attraverso il passaggio dal Canale di Suez come la gigantesca Rhopilema nomadica. Il suo nome comune inglese è “upside-down meduse” poiché vive principalmente a testa all'ingiù poggiata sul fondale sabbioso, dove fa vibrare i suoi tentacoli per respirare e catturare le piccole prede di cui si nutre. Per questa ragione viene spesso confusa con anemoni di mare e altri animali affini. La Cassiopea andromeda vive in simbiosi con alcune alghe e talvolta con un piccolo gamberetto, che non viene paralizzato dal suo veleno. Il cappello di questa specie è giallo-bruno e raggiunge i trenta centimetri di diametro, mentre i tentacoli sono corti e bluastri. Benché le punture da Cassiopea andromeda siano rare a causa del peculiare comportamento, è bene prestarvi attenzione; sono infatti molto dolorose e provocano eruzioni cutanee, vomito e gonfiore.

5. Drymonema dalmatinum

[Foto di Liza Gomez Daglio]

La Drymonema dalmatinum è la medusa più maestosa che è possibile incontrare nel Mar Mediterraneo, dato che la sua ombrella può superare il metro di diametro. Parente prossima della medusa più grande al mondo, la Cyanea capillata che vive nel Mare del Nord e nell’Artico e può raggiungere i due metri di diametro, questo specie è estremamente rara nei nostri mari: basti pensare che è stata avvistata recentemente nel Mar Adriatico dopo quasi cento anni di sparizione. La sua rarità è probabilmente legata al peculiare ciclo di vita, con la fase polipoide dominante rispetto a quella di medusa. Il nome scientifico Drymonema dalmatinum deriva dalla Dalmazia, dove il naturalista Ernst Haeckel la descrisse per la prima volta alla fine del XIX secolo. Bellissima da osservare per la peculiare forma del cappello e i numerosi tentacoli filamentosi, questa medusa è ritenuta molto tossica, ma data la grande difficoltà di incontrarne una è probabile che nessuno sia mai stato vittima del suo veleno.

6. Aurelia aurita

[Foto di Hans Hillewaert]

L'aurelia aurita è una delle più affascinanti meduse presenti nel nostro mare, grazie all'inconfondibile cappello quasi perfettamente sferico e ai suoi tentacoli nastriformi. Viene comunemente chiamata “medusa quadrifoglio” per il disegno che gli organi riproduttivi, le gonadi, formano nella porzione superiore dell'ombrella. Benché non sia tra le specie più urticanti, un contatto con gli cnidoblasti dei suoi tentacoli può causare serie dermatiti, inoltre viene avvistata soprattutto negli ambienti costieri, aumentando di conseguenza il numero di contatti indesiderati. Questa specie non solo è una delizia per tartarughe, uccelli, pesci e persino altre specie di meduse più grandi, ma viene regolarmente consumata anche dall'uomo, soprattutto in Cina e Giappone dove è alla base di alcuni caratteristici piatti. Le dimensioni della medusa quadrifoglio non superano i venti centimetri di diametro e la colorazione è fondamentalmente trasparente.

7. Chrysaora hysoscella

[Foto di Francesco Crippa]

La Chrysaora hysoscella è una medusa piuttosto diffusa nell'Oceano Pacifico ma avvistamenti vengono fatti regolarmente anche nel Mar Adriatico e nel Golfo di Trieste. Questa specie è comunemente conosciuta col nome di medusa bruna o medusa compasso, a causa delle sedici bande marroni a forma di V che ornano tutta la superficie dell'ombrella. Può arrivare sino a quaranta di diametro e i suoi ventiquattro tentacoli possono superare il metro di lunghezza, caratteristiche che, assieme all'inconfondibile colorazione, la rendono facilmente riconoscibile in acqua. Se incontrata, è bene rimanere a debita distanza: il contatto con i tentacoli può infatti provocare dermatiti, benché non sia tra le specie più urticanti in assoluto. La Chrysaora hysoscella è una specie che spesso viene allevata nei grandi acquari; alcuni esemplari sono ad esempio visibili in quello di Genova.