in foto: Cura leucemia

La storia della piccola Layla sta facendo il giro del mondo. La bambina, malata di leucemia, è stata infatti curata grazie all'utilizzo di una terapia innovativa di modifica dei geni che, fino ad ora, era stata testata solo sui topi. I dati relativi alle prime analisi post cura mostrano che Layla al momento risulta in salute e non ci sono tracce della malattia anche se, affermano i dottori, è ancora troppo presto per dire che è fuori pericolo. Quanto alla terapia stessa consiste nell'utilizzo di cellule di geni modificati prodotte in massa che attaccano la leucemia nel corpo del paziente.

In pratica, da una persona sana vengono estratte una serie di linfociti T modificati per evitare il rigetto nel paziente e trasformati nelle cellule UCART19 capaci di attaccare unicamente le cellule responsabili della leucemia e in grado di non essere distrutte dai farmaci che tentano di combattere la malattia stessa. Layla è rimasta in isolamento per una settimana dopo che le è stato somministrato 1 ml di queste cellule, giusto il tempo di attendere la fase di attacco di questi linfociti T. Due mesi dopo, la leucemia è scomparsa e alla piccola è stato trapiantato nuovamente il midollo osseo.

I medici della clinica del Great Ormond Street Hospital (GOSH) di Londra, così come i ricercatori dell'azienda Cellectis responsabili della terapia spiegano che la piccola Layla è stata sottoposta a questa cura sperimentale unicamente perché tutte le altre terapie erano risultate inefficaci, in pratica per lei non c'era nulla da fare e il caso era stato definito “incurabile”. Per questo motivo i genitori hanno concesso la sperimentazione di questo trattamento che, almeno per ora, si è rivelato efficace.

Quanto testato oggi può segnare la svolta nella cura delle leucemia, la stessa Cellectis fa sapere di essere pronta, nel 2016, a proseguire i test delle cellule UCART19 su un largo gruppo di pazienti. Per ora però, spiega il professor Qasim, “Abbiamo testato questo trattamento solo su questa bambina, ma non possiamo assicurare che possa avere lo stesso effetto su altri bambini”. Insomma, non ci resta che attendere, ma forse siamo sulla buona strada per sconfiggere questo male.