Con un annuncio pubblicato sul sito governativo usajobs.gov la NASA ha offerto un posto di lavoro affascinante e praticamente unico al mondo, ovvero quello di “Agente per la protezione planetaria”. Si tratta di una figura altamente specializzata, le cui mansioni, tuttavia, sono spesso coperte da scienziati che si occupano anche di altro. Nell'agenzia spaziale più grande al mondo e anche all'ESA, l'Agenzia spaziale europea, è invece un ruolo unico e ben definito.

L'agente per la protezione planetaria è in pratica colui che si impegna a proteggere la “purezza” dei pianeti: non solo la Terra da potenziali contaminazioni di materiale alieno, ma anche gli altri corpi celesti, che attraverso l'esplorazione umana potrebbero a loro volta essere conquistati da batteri terrestri. Facciamo un esempio pratico. La Luna di Saturno Encelado, recentemente “visitata” dalla sonda Cassini, è probabile possa ospitare vita nei suoi grandi oceani al di sotto degli strati di ghiaccio. Per questa ragione, in futuro, verrà inviata una sonda robotica per esplorare e prelevare campioni. La stessa cosa avverrà per Europa, una luna di Giove, un altro corpo celeste potenzialmente adatto alla vita. Il lavoro del “Planetary Protection Officer” sarà proprio quello di assicurarsi che le sonde non fungano da vettori contaminanti, il tutto attraverso rigidissime procedure di controllo, stabilizzazione e sterilizzazione dei vari strumenti.

Come sottolinea la dottoressa Catharine Conley, attuale agente per la protezione planetaria della NASA in scadenza di contratto (la posizione può essere occupata dai 3 ai 5 anni), si tratta di un lavoro di “ufficio” nella maggior parte del tempo, con numerose mail a cui rispondere e analisi di nuovi studi e scoperte in campo astronomico. Talvolta, tuttavia, la squadra al suo comando viene inviata in giro per il mondo a verificare sonde e robot affinché vengano rispettate le linee guida del Trattato Outer Space del 1967, in base al quale ci si impegna a non contaminare altri pianeti e la Terra a causa dell'esplorazione spaziale.

Naturalmente non si tratta di una posizione per chiunque, e lo stipendio dai 104mila ai 158mila Euro annui sta lì a dimostrarlo. Oltre a una laurea in fisica, matematica o ingegneria, è infatti richiesta esperienza nella supervisione di programmi spaziali a livello nazionale. Inoltre sono necessarie comprovate abilità diplomatiche, dato che spesso le missioni di esplorazione spaziale sono fatte in collaborazione tra più nazioni. Le candidature potranno essere inoltrate sino al prossimo 14 agosto.