Il Sole brilla da oltre quattro miliardi di anni senza aver mai prodotto eventi in grado di mettere a repentaglio la vita sulla Terra. Ma negli ultimi cento anni la civiltà umana è diventata più vulnerabile ai capricci del Sole. Non tanto per il buco nella fascia di ozono o altri fenomeni che ci espongono maggiormente ai raggi ultravioletti, ma per la tecnologia elettromagnetica che oggi rappresenta l’infrastruttura della nostra civiltà. Un’infrastruttura che può essere spazzata via in pochi secondi da un super-brillamento solare, privandoci della rete elettrica, dell’uso dei computer, dell’accesso a Internet. È già successo in passato, quando ancora i sistemi elettrici non erano diffusi, e non avevamo satelliti in orbita. Ma se succedesse oggi, sarebbe una catastrofe.

I geyser del Sole.

Un indizio emerso di recente riguarda una vera e propria doccia di protoni ad alta energia che investì la Terra in pieno medioevo, nell’anno 775. All’epoca nessuno se ne accorse, perché non ci furono effetti sulla salute. Ma carotaggi nel ghiaccio e analisi degli anelli di accrescimento di antichi alberi secolari hanno permesso di ricostruire questo evento e ridurre la lista dei sospetti a due soli indiziati: una supernova o il Sole. E proprio quest’ultimo, secondo le ultime analisi, potrebbe essere il colpevole. Finora si era sempre pensato che solo una supernova potesse produrre una simile energia; tuttavia, la mancanza di “pistole fumanti” nel cielo, come nebulose prodotte dall’esplosione degli strati superficiali della stella, e la mancanza di annotazioni nelle cronache dell’epoca riguardo la comparsa di una nuova stella nel cielo (una supernova così potente avrebbe brillato per giorni luminosa quanto la Luna), hanno spinto gli scienziati a chiedersi se il Sole potesse aver prodotto un fenomeno così potente.

Una protuberanza solare comparata con le dimensioni della Terra.in foto: Una protuberanza solare comparata con le dimensioni della Terra.

Secondo Adrian Melott dell’Università del Kansas, una sorta di gigantesco geyser di particelle altamente energetiche prodotto dalla nostra stella potrebbe aver colpito la Terra quell’anno. I flare solari, o “brillamenti”, sono solitamente molto meno potenti, con un’energia mille volte inferiore a quella dell’evento del 775 d.C. Ma mentre i brillamenti sono costituiti da espulsioni di particelle in tutte le direzioni, un super-brillamento (o super-flare) potrebbe concentrare tutta l’energia in una sola direzione. La brutta notizia è che all’epoca la Terra si trovava proprio nella direzione del super-brillamento. Quella buona è che nessuno o quasi se ne rese conto. Nelle “Cronache anglosassoni” c’è un riferimento alla comparsa di serpenti nel cielo che, secondo gli esperti, potrebbe essere un’allusione alle aurore boreali. E aurore molto potenti e a latitudini inferiori al consueto sono legate a fenomeni solari particolarmente intensi.

Il grilletto delle comete.

Nel 1859 un brillamento particolarmente intenso mise k.o. le linee del telegrafo in buona parte degli Stati Uniti in quello che è rimasto noto come “l’evento di Carrington”, dal nome dell’astronomo Richard Carrington, che lo collegò al flare solare. Aurore boreali furono osservate anche a basse latitudini, fino in Florida. Sappiamo da molti anni che un evento di Carrington oggi manderebbe in tilt buona parte dei satelliti in orbita, oltre a produrre un black-out generale. Ma il super-brillamento del 775 fu venti volte più violento dell’evento di Carrington. Se accadesse oggi, la civiltà tecnologica su tutta la Terra sarebbe spazzata via, con conseguenze apocalittiche. Ma che possibilità ci sono che un fenomeno del genere si ripeta? Molto dipende da cosa l’abbia provocato. Secondo l’astrofisico David Eichler dell’Università Ben-Gurion in Israele, un super-brillamento può essere prodotto dalla collisione di una grande cometa con il nostro Sole. L’enorme velocità della cometa – oltre 600 chilometri al secolo – provocherebbe un’esplosione violenta sulla superficie solare.

Anche se le comete cadono spesso nel Sole, solo corpi molto grandi, come la Hale-Bopp, con i suoi 80 chilometri di diametro, potrebbero produrre fenomeni del genere. Non si tratta, insomma, di un evento frequente, ma nemmeno troppo raro. Utilizzando il telescopio spaziale Kepler, un team di astrofisici all’Università di Kyoto in Giappone ha rilevato 365 super-brillamenti in 83mila stelle come il Sole osservate in un arco di 120 giorni. Una percentuale apparentemente bassa, ma non se si considera il tempo: appena quattro mesi. Mentre sono passati 1238 anni dal super-brillamento del 775 d.C. E c’è di peggio. Molti dei fenomeni osservati sono molto più potenti del previsto, fino a 1000 volte il super-brillamento medioevale. Energie del genere non metterebbero a rischio solo la nostra tecnologia, ma buona parte della vita sulla Terra: interagendo con l’atmosfera, le particelle cariche spazzerebbero via la fascia di ozono e i raggi ultravioletti colpirebbero la superficie senza più protezione, provocando un’estinzione di massa. Un pericolo che ci costringe a osservare con più attenzione, in futuro, le comete che passeranno dalle parti del Sole.