Si poteva evitare? È la domanda che si sono posti in tanti davanti alle immagini della spaventosa pioggia di frammenti dell’asteroide esploso nella bassa atmosfera della Russia lo scorso 15 febbraio. Qualcuno si è chiesto perché gli scienziati, nonostante tutte le loro capacità, non siano stati in grado di individuare il corpo celeste prima che colpisse la Terra. Si è sfiorata una strage, se non un autentico disastro. La verità è che, fino a oggi, chi controlla i cordoni della borsa non ha mai preso davvero sul serio la minaccia rappresentata dai NEO, i Near-Earth Objects: migliaia di asteroidi piccoli e grandi che transitano nei dintorni della Terra e potrebbero prima o poi finire per caderci addosso. Così, i fondi per i programmi spaziali di sorveglianza sono stati tagliati. E ancora peggio sono stati cancellati tanti programmi che spingevano a riprendere l’espansione della civiltà umana nello spazio, nonostante il monito pesantissimo di un grande scienziato, Stephen Hawking: “Non credo che la razza umana sopravvivrà per i prossimi mille anni se non si espande nello spazio. Ci sono troppi eventi che possono cancellare la vita su un singolo pianeta”.

L'inefficacia dei sistemi di sorveglianza spaziale.

Asteroide in passaggio vicino alla terra

I cittadini russi hanno biasimato il loro governo, che non è stato in grado di individuare la minaccia proveniente dallo spazio. Ma le critiche hanno poco senso: semplicemente, la Russia non possiede nessuna capacità di individuare asteroidi di dimensioni così ridotte (15-17 metri), che però possono liberare un’energia di una grande bomba H. La Russia possiede in effetti un sistema di early-warning, costituito da diversi potenti radar, ma è stato settato negli anni della Guerra fredda per individuare missili balistici intercontinentali in fase di rientro e discesa sugli obiettivi da distruggere. Questi radar tengono sott’occhio solo una ristretta fascia di cielo appena sopra l’orizzonte, da dove si ritiene debbano spuntare gli ICBM con a bordo testate nucleari. Non sono pensati per scandagliare il cielo a 360° in cerca di meteoriti e asteroidi. Semplicemente, nessuno ci ha mai pensato.

Il fatto è proprio questo. Quello che è accaduto sui cieli di Chelyabinsk il 15 febbraio è uno di quegli eventi che gli esperti chiamano “eventi X” o “cigni neri”: è estremamente improbabile che avvengano nel corso della nostra vita, ma se avvengono possono produrre danni spaventosi. Nessuno di noi crede seriamente che la Terra nel corso dei prossimi cinquant’anni si imbatta in un asteroide grande quanto quello che ha portato all’estinzione dei dinosauri, 65 milioni di anni fa. Ma, per quanto improbabile sia un simile scenario, resta pur sempre nel novero delle possibilità. Se si prende sottogamba tale minaccia, il rischio è altissimo: la distruzione di intere città, se non la stessa estinzione della razza umana. Eppure, fino a oggi questa minaccia è stata perlopiù ignorata. Non sembrava necessario spendere soldi per un rischio che, in termini di probabilità, è un decimale con molti zero davanti.

Non credo che la razza umana sopravvivrà per i prossimi mille anni se non si espande nello spazio. Ci sono troppi eventi che possono cancellare la vita su un singolo pianeta.

Stephen Hawking
In questi giorni a Vienna si riunisce il COPUOS, la Commissione ONU sullo spazio, che ha tra i temi all’ordine del giorno la revisione della politica di early-warning sui NEO. “Il giorno prima pensavamo allo straordinario tempismo del passaggio ravvicinato di 2012 DA14… e siamo rimasti scioccati quando la mattina abbiamo appreso dell’evento in Russia”, ammette Detlef Koschny, uno degli esperti dell’ESA che partecipa alla commissione, in un commento a Space.com. “Che coincidenza! È forse una sorta di avviso cosmico? Certo fa pensare”. Negli Stati Uniti la NASA da tempo gestisce un gruppo che si occupa di sorveglianza dei NEO, che nel corso degli anni ha fatto grandi passi avanti nel censimento degli oggetti che ronzano intorno al nostro pianeta. Ma il centro NEO presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA rammentava ancora meno di un anno fa che ci sono migliaia di asteroidi piccoli quanto quello caduto sulla Russia che non conosciamo ancora. Nella maggior parte dei casi poco importa, perché quando cadono sulla Terra esplodono sopra l’oceano, e non provocano danni. Ma il rischio che, per coincidenza, si frantumino sopra una grande città, non può essere ignorato.

Investire nello spazio per la nostra sopravvivenza.

Il problema è che, anche aumentando i fondi a disposizione di programmi come il Near-Earth Objects Program del JPL-NASA, resteremmo comunque vulnerabili agli asteroidi. Certo, potremmo pensare a un sistema di early-warning come quello per gli tsunami, che permetta agli abitanti delle aree a rischio di prendere in pochi minuti le dovute contromisure, come rifugiarsi nei piani bassi di un palazzo o in una cantina. Ma nel caso di minacce più grandi, asteroidi il cui impatto può produrre danni enormi, se non addirittura di livello estintivo, che fare? Se ne parla da sempre, interi film sono stati dedicati a questi scenari. Pellicole come Deep Impact o Armageddon, tuttavia, non offrono le soluzioni ottimali. Potremmo non avere affatto il tempo di preparare una missione di astronauti in grado di raggiungere l’asteroide o la cometa in tempo utile per distruggerla a distanza di sicurezza. Se lo bombardassimo con testate nucleari prima di entrare in atmosfera, come si tenta di fare a un certo punto in Deep Impact, sarebbe un disastro: avremmo a che fare con una pioggia di frammenti molto più grandi di quelli caduti in Russia, con conseguenze disastrose. Insomma, non esistono ancora piani veri e propri per reagire a queste minacce esistenziali.

Aumentano negli ultimi tempi le pressioni per un rilancio degli investimenti nel settore spaziale, e per una reale ripresa dell’espansione umana nello spazio. Come ci avverte Stephen Hawking, un singolo pianeta è vulnerabile. La Terra ha già conosciuto cinque grandi estinzioni di massa, in almeno un caso dovute all’impatto di un asteroide o di una cometa. Esistono tantissimi rischi che l’umanità corre restando reclusa sulla Terra. Iniziare a espandersi nell’orbita terrestre, sulla Luna e altrove è, sul lungo periodo, l’unica strategia che l’umanità può adottare per sopravvivere indefinitamente in futuro. In Italia se ne parlerà il prossimo 22 marzo alla Città della Scienza di Napoli, nell'ambito della manifestazione "Futuro Remoto", in un incontro organizzato dalla neonata sezione italiana di “Space Renaissance”, un movimento internazionale che propugna il rilancio dello spazio come motore del progresso. Intitolato “Espansione della civiltà nello spazio”, l’incontro – a cui parteciperanno alcuni dei più importanti esperti italiani del settore – intende stimolare l’opinione pubblica sul tema, ricordando che i soldi spesi nell’espansione spaziale sono soprattutto un investimento per il futuro a lungo termine della nostra civiltà.