Quando si parla di politiche spaziali, vengono in mente le discussioni tra Congresso e Casa Bianca, negli USA, sul futuro della NASA e dei nuovi programmi per la conquista umana dello spazio. In Italia, il termine sembra però assumere tutt’altri significati. La cattiva politica si è da tempo infiltrata anche nel settore spaziale italiano, settore di eccellenza della ricerca scientifica e tecnologica, la cui guida affidata all’ASI – l’Agenzia Spaziale Italiana – è ora al centro di un duro scontro istituzionale.

Attacco a Saggese – Da molto tempo i malumori nei confronti del presidente, Enrico Saggese, sono di dominio pubblico. Proveniente dal mondo delle comunicazioni satellitari, già amministratore delegato di Telespazio, del gruppo Finmeccanica, e vicepresidente dello stesso gruppo, sconvolto dagli scandali che hanno portato il suo consiglio di amministrazione a defenestrare il presidente Guarguaglini, al centro di pesanti storie di tangenti, Saggese era stato accusato di aver imposto all’ASI una visione tutta orientata allo sviluppo del settore satellitare, dedicando scarsa attenzione alla ricerca pura e alle missioni di esplorazione, difatti trasformando l’Agenzia in una costola della stessa Finmeccanica. L’accusa arrivava, tra gli altri, dallo stesso predecessore di Saggese, l’astrofisico Giovanni Bignami (di formazione scientifica, a differenza di Saggese, che è ingegnere), liquidato dal governo di Berlusconi, di cui un membro di spicco, Maurizio Gasparri, strettissimo amico di Saggese, ne aveva voluto la sostituzione.

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Le spese pazze dell'ASI – A queste accuse di carattere – più o meno – puramente scientifico se ne sono aggiunte altre più pesanti. Come quelle riguardanti le spese folli per la costruzione del nuovo quartier generale dell’Agenzia, a Tor Vergata, costato 64 milioni di euro; o ancora, le accuse di dilapidazione di soldi pubblici nel caso di due viaggi di lavoro per assistere ad altrettanti lanci oltreoceano, costati oltre 1 milione di euro. Nonostante numerose interrogazioni parlamentari, il governo Berlusconi non aveva trovato nulla da ridire sulla ricandidatura dello stesso Saggese alla presidenza dell’ASI l’anno scorso, nonostante la validità di questa candidatura spontanea fosse considerata dubbia per i requisiti imposti dal Ministero dell’Università e Ricerca. Dubbi poi fugati dallo stesso ministro, Maria Stella Gelmini, che all’interno della rosa di candidature preferì riconfermare la fiducia a Saggese. La Corte dei Conti è però di tutt’altro avviso. In un rapporto che ha fatto tremare i polsi, reso noto qualche mese fa, se ne leggevano di tutti i colori. Consulenze di dubbissima utilità (tra cui una affidata alla compagna di Saggese per “supporto psicologico”), numerose assunzioni “comandate”, persone inserite con incarichi dirigenziali prive delle necessarie competenze, addirittura l’avvocato dell’ASI che, nella doppia veste di avvocato dello Stato, finiva per rispondere a quesiti da lui stessi posti.

CIRA

Scontro sulle nomine – L’arrivo del nuovo governo ha peggiorato ancor di più i già tesissimi rapporti istituzionali. Il ministro Francesco Profumo, già presidente del CNR, ha di recente inviato una dura lettera al presidente Saggese, chiedendo maggiore trasparenza nella nomina dei membri del Consiglio d’amministrazione: non più nominati, ma selezionati con procedura pubblica. Procedura che infatti è stata avviata per la nomina del nuovo direttore generale. Ma il brutto vizio delle nomine fai-da-te è ritornato oggi prepotentemente alla ribalta nella delicata procedura di selezione del nuovo presidente del CIRA, il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, centro di punta dell’aerospazio in Italia, controllato dalla stessa ASI. Al ministro Profumo non va giù il fatto che lo stesso Saggese ne sia il presidente e non nasconda l’intenzione di ricandidarsi per quella posizione, tant’è che ha di nuovo alzato voce chiedendo, anche in quel caso, una selezione con procedura pubblica.

Il caso CIRA – Selezione che doveva avvenire lo scorso 5 giugno e che vedeva, nella terna di candidati giunti alla fase finale, ancora lo stesso Saggese, che agli inviti di Profumo sembra aver fatto orecchie da mercante. E in effetti alla riunione del 5 giugno si è preferito annullare tutto e aggiornare la seduta a settembre, ripetendo la procedura di selezione. Al CIRA l’atmosfera è particolarmente tesa, tra lettere anonime di ricercatori che chiedono all’attuale dirigenza di farsi da parte, e altre lettere altrettanto anonime che invece confermano la fiducia del personale del centro di Capua, in provincia di Caserta, nei confronti del presidente Saggese. Tra accuse e controaccuse, c’è chi parla di un imminente commissariamento dell’ASI. Un pessimo segno che dimostra che, anche quando si tratta di fare scienza, spunta sempre il vizio tutto italiano del malaffare.