Se nel corso di questo (finalmente) caldo 15 giugno un po' di aria fresca dovesse alterare la quieta calura estiva, sarebbe il caso di non prendersela con troppa rabbia contro i capricci di Eolo dal momento che l'intera giornata sarà consacrata al vento: è dal 2007, infatti, che, su iniziativa della European Wind Energy Association e del Global Wind Energy Council, la metà di giugno viene dedicata ad uno dei fenomeni atmosferici che, più di tutti, potrebbe diventare determinante per il nostro futuro. Al momento risorsa sfruttata ma profondamente sottovalutata, l'energia eolica è la fonte principale a cui guardare nell'intento di disegnare finalmente i contorni di uno sviluppo sostenibile e pulito, oltre che economicamente conveniente.

Un 15 giugno in cui non mancheranno eventi, iniziative e convegni anche nel nostro Paese, con l'obiettivo di sensibilizzare una parte sempre maggiore di cittadinanza sul tema dell'eolico: se, infatti, negli ultimi anni siamo riusciti a bruciare meno petrolio, usare meno gas e ricorrere sempre meno al carbone, il merito va anche all'energia ricavata dal vento che, in un territorio povero di materie prime come è quello italiano, può costituire un'alternativa in grado di rispondere ad una domanda tutt'altro che trascurabile. Legambiente calcola, ad esempio, che l'eolico potrebbe arrivare a garantire il 10% del totale del fabbisogno elettrico complessivo degli italiani; negli ultimi anni, in effetti, il contributo delle pale che "catturano" la potenza del vento sta rivelando come sempre maggiore evidenza la sua fondamentale importanza. Basti pensare che nel maggio di quest'anno, ad esempio, l'eolico ha coperto il 5,9% della produzione elettrica italiana, con un incremento pari al 44% in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Questo grazie agli 8383 impianti di diverse dimensioni disseminati sul suolo italiano che hanno assicurato elettricità a oltre 5,2 milioni di famiglie; impianti che, però, al momento non sembrerebbero destinati ad una florida (ed auspicabile) crescita: secondo la denuncia di Legambiente, infatti, tra vuoti normativi, che riguarderebbero in particolare i progetti offshore, barriere burocratiche, immancabili infiltrazioni mafiose, mancanza di agevolazioni fiscali e incertezze di varia origine, il futuro delle pale eoliche, in numerose regioni, ha molte nubi oscure dinanzi a sé.

«La crescita degli impianti eolici nel territorio italiano è la migliore garanzia per un futuro energetico realmente sicuro e pulito. Per continuare nella crescita delle installazioni si deve intervenire con politiche attente ai territori, come la sostituzione e il repowering degli impianti esistenti, la realizzazione di nuovi progetti di piccola e grande taglia integrati nel paesaggio e poi attraverso impianti offshore, che nel nostro Paese sono ancora fermi per colpa di procedure che non danno alcuna certezza agli investimenti» ha spiegato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. Quale occasione migliore del Global Wind Day, dunque, per ricordare a chi governa che le strade per lo sviluppo non passano più obbligatoriamente attraverso ulteriori investimenti nella ricerca di combustibili fossili? Del resto, negli oscuri tempi di crisi e recessione in cui viviamo, il fatto che il settore dell'eolico continui a contare una crescita media costante di posti di lavoro ogni anno è un segnale fin troppo chiaro della direzione che dovrebbe prendere il nostro futuro; senza contare, naturalmente, il taglio drastico nelle emissioni che le fonti alternative comportano, quantificabile in 9 milioni di tonnellate di CO2 in meno che, entro il 2020, potrebbero arrivare a diventare 15 milioni.

Sappiamo ormai da tempo come il nostro vecchio Pianeta porti sempre più su di sé le ferite di uno sfruttamento che ha conosciuto le sue punte più alte proprio nei secoli più recenti; ma sappiamo anche che i tempi sono fin troppo maturi per un'inversione di rotta e che, fortunatamente, la ricerca scientifica ha già fornito numerose risposte in merito alle soluzioni, indicando vie alternative da seguire al fine di consegnare ai posteri una Terra non saccheggiata fino alla sua ultima risorsa: una di queste vie potrebbe essere proprio quella delle rinnovabili, nel tentativo di abbandonare gradualmente la dipendenza dalle fonti fossili. Forse un giorno, quando il petrolio sarà definitivamente esaurito, Eolo tornerà ad essere una della nostre poche risorse, esattamente come quando soffiava per gonfiare le vele dei naviganti nei secoli scorsi: tuttavia, prima di tornare indietro di tanto, i governi sono già in possesso di tutti gli strumenti per intervenire e riportare il mondo sulla sua giusta rotta, pulita e sostenibile.