Fumarsi una canna per alleviare l'ansia o la depressione potrebbe non essere la scelta migliore da fare, sul lungo periodo. Ad avanzare questa ipotesi sono i ricercatori della Colorado State University che hanno studiato gli effetti della cannabis sull'attività neurologica, compresa quella che si occupa delle emozioni, nel corso del tempo. I dati raccolti dimostrerebbero che, diversamente da quanto si potesse pensare, questa sostanza non ha effetti positivi sull'ansia e sulla depressione. Lo studio, intitolato “The relationship between cannabis use and measures of anxiety and depression in a sample of college campus cannabis users and non-users post state legalization in Colorado”, è stato pubblicato su PeerJ.

Prima di comprendere quali siano i risultati di questa ricerca, va detto che è stata effettuata basandosi sull'autodiagnosi di un gruppo di 178 persone. Si tratta di consumatori abituali di cannabis ricreativa che, dal 2014, è diventata legale in Colorato, USA. A questi vanno aggiunti anche altri due gruppi di partecipanti, uno di controllo di non fumatori e uno di consumatori non abituali. Per ogni partecipante sono stati effettuati inoltre due misurazioni dell'umore in strutture specializzate.

La superfame da cannabis

I dati raccolti hanno evidenziato che coloro ai quali era stata diagnosticata una forma subclinica di depressione, e che facevano uso di cannabis per migliorarne i sintomi, in realtà erano più depressi che ansiosi. Lo stesso discorso valeva per i soggetti ansiosi le cui risposte hanno evidenziato che, pur consumando cannabis, erano comunque più ansiosi che depressi. Insomma, in tutti e due i casi, i partecipanti che facevano uso di cannabis per determinati scopi, alla fine dei conti non ne traevano vantaggio. Questo cosa significa?

I ricercatori fanno sapere che i risultati dello studio non vogliono affatto dimostrare che la cannabis può provocare ansia o depressione, ma semmai che, sul lungo periodo, non può curare questi stati psichici alterati.