L’uomo di Neanderthal aveva l’uso di seppellire i propri cari defunti? L’interrogativo costituisce il punto di partenza per uno dei dibattiti favoriti dagli studiosi che si occupano di ricostruire il passato remoto della nostra specie e dei nostri “cugini” di un tempo; le opinioni contrapposte sul tema si sono succedute nell'arco di decenni, senza tuttavia portare mai verso una conclusione definitiva. Ma un articolo recentemente pubblicato dalla rivista PNAS potrebbe porre fine una volta per tutte alla questione, risolvendo non soltanto un grande dubbio dei ricercatori, ma aprendo anche a nuove prospettive per la comprensione di questi nostri “misteriosi” congiunti, scomparsi all'incirca 40.000 anni fa, di cui tanto sappiamo ma pur sempre troppo poco.

La storia è iniziata nel lontano 1908 con un ritrovamento avvenuto nella Francia centrale che avrebbe impresso un’impronta indelebile negli studi antropologici: si trattava di uno scheletro ben conservato e quasi completo, catalogato come LCS1, venuto alla luce in un sito posto nei pressi del villaggio di La Chapelle-aux-Saints. Autori della scoperta all'epoca furono due fratelli, Amédée e Jean Bouyssonie, i quali per primi puntarono l’attenzione sui dettagli relativi al corpo di quell'uomo anziano vissuto 50.000 anni fa che sembrava esser stato deposto con accurata precisione, secondo quella che noi oggi definiremmo un’inumazione. Un lavoro non da poco per il Neanderthal, non più immaginabile alla stregua di uno “scimmione primitivo” che sarebbe stato presto rimpiazzato dal “superiore” Homo Sapiens, bensì come un ominide dotato di capacità speculativa e, soprattutto, di pensiero simbolico.

C’è da dire che da allora è passato più di un secolo e diversi studi e ritrovamenti hanno consentito di conoscere le caratteristiche del Neanderthal, presentandocelo sempre più come un essere dotato di gusto estetico, complesse abilità manuali e, soprattutto, vicino al Sapiens al punto che, secondo alcune recenti ricerche, si sarebbe persino incrociato con questo. Ma l’opinione dei fratelli Bouyssonie nei decenni successivi alla scoperta andò incontro a parecchie opposizioni: in particolare, veniva fatto osservare come mancassero del tutto attendibili resoconti delle modalità di scavo attuate; inoltre lacune erano riscontrate anche nelle analisi del sito di ritrovamento, rendendo di fatto impossibile identificare eventuali sovrapposizioni e stratificazioni con reperti appartenenti ad epoche differenti. Insomma, pareva che per l’uomo di Neanderthal ci fosse poco da fare: poco avremmo saputo in merito alle sue usanze funerarie, anche perché obiezioni del genere vennero sollevate anche per altri scheletri provenienti da altri siti, circa una quarantina in tutto, che sembravano recare con sé gli stessi indizi di sepoltura intenzionale.

Secondo i ricercatori del Centre National de la Recherche Scientifique, però, non è più il caso di indugiare su questi dubbi e, anzi, le prove archeologiche a sostegno del costume degli uomini di Neanderthal di prendersi cura del seppellimento dei defunti sarebbero non contestabili. Nuove indagini condotte su LCS1 e sul luogo del suo ritrovamento avrebbero infatti contribuito a chiarire il mistero: in particolare è stato osservato, grazie a rilievi microstratigrafici, come la piccola depressione nella quale giaceva il corpo dell’uomo non fosse dovuta a fenomeni naturali né a scavi da parte di animali, dal momento che la caverna non sembrava esser stata usata come rifugio. Soprattutto ai ricercatori è apparso chiaro come il defunto sia stato ricoperto rapidamente dalla terra e non in seguito a stratificazione, suggerendo quindi proprio la mano di qualcuno, forse più persone, che partecipava all'ultimo saluto alla persona con un rito trasmesso immutato attraverso i secoli anche ai nostri diretti progenitori.

L’auspicio, adesso, è che si possano analizzare nuovamente anche gli altri siti, o una parte di essi, per arrivare ad aver un quadro ancora più completo e comprendere al meglio tale interessante aspetto della vita di questi ominidi, che tanto piacciono alla scienza al punto che qualcuno ha addirittura avanzato l’ipotesi, tra il serio e il faceto, di riportare in vita l'uomo di Neanderthal.