Sono state pubblicate le prime evidenze scientifiche che potrebbero dimostrare che il nostro universo è un vasto e complicato ologramma. A darne conferma è uno studio intitolato “From Planck Data to Planck Era: Observational Tests of Holographic Cosmology”, firmato da ricercatori italiani, inglesi e canadesi e pubblicato su Physical Review Letters. Gli scienziati, dopo aver studiato le irregolarità nella radiazione cosmica di fondo (residuo del Big Bang), sono giunti alla conclusione che ci sono sostanziali prove a supporto di una spiegazione olografica del nostro universo.

Ma cos’è un universo olografico? L’idea del nostro universo come ologramma è stata suggerita nel 1990 da diversi scienziati e raccoglie alcune evidenze teoriche di vari settori della fisica delle interazioni fondamentali, come spiega Claudio Corianò, ricercatore dell'Infn e professore di fisica teorica dell’Università del Salento che ha partecipato alla ricerca. “L’idea alla base della teoria olografica dell’universo è che tutte le informazioni che costituiscono la ‘realtà' a tre dimensioni – più il tempo – siano contenute entro i confini di una realtà con una dimensione in meno”.

Per capire meglio, i ricercatori ci suggeriscono di immaginarci che tutto ciò che vediamo, sentiamo e udiamo in tre dimensioni (alle quali aggiungere, come dicevamo, anche il tempo) emerge da un campo piatto bidimensionale: un po’ come avviene per gli ologrammi che tutti noi conosciamo e che vediamo “uscire” da una superficie bidimensionale. Ecco, ora proviamo ad estendere tutto ciò all’universo. Parlando di cinema 3D, la visione in tre dimensioni  la otteniamo come risultato di due immagini che arrivano dall’occhio sinistro e da quello destro dove, spiegano i ricercatori, “una scena viene ripresa da due angolature distinte, che il nostro cervello processa automaticamente generando il senso della profondità”.

Ma questo come cambia la nostra percezione dell’universo? Unendo queste due spiegazioni (quella dell’ologramma e quella delle visione 3D), gli scienziati affermano che “in ambito cosmologico, per avere una rappresentazione semplificata della formulazione olografica, possiamo immaginare che ci sia una superficie ideale, sulla quale tutta l’informazione dell’universo venga in qualche modo registrata, come in un ologramma”. In pratica uno schermo che trasmette scene dell’universo.

Quanto scoperto permetterà agli scienziati di conoscere meglio il nostro universo e di poter spiegare come lo spazio e il tempo siano emersi.

[Foto di INFN]