in foto: Rappresentazione artistica dell'esopianeta 51 Pegasi b (Crediti: ESO/M. Kornmesser/Nick Risinger)

Nel 1995 veniva scoperto il primo pianeta extrasolare in orbita attorno ad una stella come il Sole: si trattava di 51 Pegasi b, posto a circa 50 anni luce dalla Terra nella costellazione di Pegaso. Da allora sono trascorsi vent’anni ma oggi quell'esopianeta classificato come Giove caldo, ossia con dimensione e massa simili a quelli di Giove ma con un’orbita più ravvicinata alla stella madre, aiuta la scienza a raggiungere un nuovo primato. Grazie allo “strumento rintraccia pianeti” HARPS installato su un telescopio da 3,6 metri presso l’osservatorio dell’ESO a La Silla, in Cile, gli astronomi sono riusciti a rilevare, per la prima volta in modo diretto, lo spettro di luce visibile riflessa da un esopianeta.

Tecniche di osservazione.

Il lavoro, che sembra aprire ad un «promettente futuro» per questa nuova tecnica di osservazione possibile grazie agli strumenti di nuova generazione, è opera del gruppo guidato da Jorge Martins dell'Istituto de Astrofísica e Ciências do Espaço e dell'Universidade do Porto, Portogallo, al momento studente di Dottorato presso l'European Southern Observatory in Cile.

Per esaminare un esopianeta si utilizzano generalmente due metodi, entrambi indiretti: il primo prevede l’osservazione dello spettro della stella madre filtrato attraverso l’atmosfera del pianeta durante il transito, tecnica nota come spettroscopia in trasmissione; il secondo ricorre all'osservazione del sistema nel momento in cui la stella passa di fronte al pianeta.

Luce (riflessa) diretta.

La nuova tecnica ha di rivoluzionario il fatto che non richiede un transito planetario il che la rende potenzialmente utilizzabile per molti più esopianeti: essa permette di rilevare direttamente lo spettro del pianeta in luce visibile e questo consente di comprendere diverse caratteristiche del Pianeta che, altrimenti, sarebbero inaccessibili.

Questo tipo di tecnica di rivelazione è di grande importanza scientifica poichè ci permette di misurare la reale massa del pianeta e l'inclinazione della sua orbita, che è essenziale per una comprensione completa del sistema. Permette inoltre di stimare la riflettività del pianeta, o albedo, che può essere usata per dedurre la composizione della superficie e dell'atmosfera del pianeta – Jorge Martins

In particolare è lo spettro della stella madre a venire utilizzato come modello per ricercare una impronta di luce simile, ossia quella che viene riflessa durante l’orbita dal Pianeta. Si comprende come tale operazione risulti piuttosto complessa dal momento che le stelle sono abbaglianti e i pianeti infinitamente più deboli; oltretutto il segnale del pianeta può anche essere facilmente disturbato da varie sorgenti. In ogni caso, HARPS e i suoi non sembrano essersi fatti scoraggiare da tali difficoltà ma, anzi, ne sono venuti fuori con successo, forse inaugurando una nuova generazione di osservazioni astronomiche.

Il cielo attorno alla stella 51 Pegasi nella costellazione settentrionale di Pegaso (Crediti: ESO/Digitized Sky Survey 2)in foto: Il cielo attorno alla stella 51 Pegasi nella costellazione settentrionale di Pegaso (Crediti: ESO/Digitized Sky Survey 2)

51 Pegasi b.

Si è così osservato che 51 Pegasi b ha una massa pari a circa la metà di quella gioviana ed un’orbita inclinata di circa nove gradi rispetto alla direzione terrestre. Sembra, inoltre, molto riflettente mentre il suo diametro è maggiore, rispetto al nostro Gigante Gassoso: insomma, il tipico Giove caldo, spiegano gli esperti.

Da quando gli scienziati lo hanno individuato per al prima volta, sono stati confermati più di 1.900 esopianeti appartenenti a 1.200 sistemi planetari: ciononostante 51 Pegasi b aspetta ancora, assieme alla sua stella madre 51 Pegasi, un battesimo ufficiale. Se volete avanzare qualche proposta, sapete come fare: basta andare su NameExoWorlds.