Un team di ricercatori della Cornell University di Ithaca (New York) ha determinato che la cosiddetta fascia abitabile degli esopianeti, ovvero quella in cui è possibile la presenza di acqua allo stato liquido e potenzialmente anche della vita, grazie all'attività vulcanica potrebbe essere estesa dal 30 al 60 percento rispetto alle valutazioni attuali. Secondo gli studiosi, coordinati dall'astronomo Ramses Ramirez, docente presso il Carl Sagan Institute dell'ateneo americano, i vulcani scalderebbero a sufficienza la superficie, permettendo la vita anche sui pianeti ghiacciati che solitamente sono esclusi dalla ‘caccia' alla vita extraterrestre, oltre che depennati dai papabili per una ipotetica colonizzazione umana. Attraverso l'idrogeno riversato nell'atmosfera, che funziona come una sorta di amplificatore di segnale, il vulcanismo potrebbe inoltre aiutare a intercettare con più facilità i marcatori biologici, come ad esempio il metano in combinazione con l'ozono.

“Sui pianeti ghiacciati qualunque forma di vita potenziale verrebbe nascosta sotto gli strati di ghiaccio, rendendo impossibile individuarla con i telescopi”, ha sottolineato l'autore principale dello dello studio. “Ma se il suolo fosse sufficientemente caldo grazie alla presenza di idrogeno vulcanico e del riscaldamento atmosferico – ha proseguito lo studioso – la vita potrebbe invece esistere in superficie, producendo un gran numero di tracce identificabili”. Questi specifici marcatori biologici potrebbero essere intercettati già dai prossimi telescopi d'avanguardia, come il James Webb Telescope, l'erede spirituale del celebre Hubble che dovrebbe essere mandato in orbita il prossimo anno. Anche l'European Extremely Large Telescope (E-ELT), col suo specchio di ben 39 metri, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella ricerca della vita sugli esopianeti. Questo avveniristico strumento, che supererà il miliardo di euro in termini di costi, dovrebbe entrare in funzione dal 2024.

In base al modello sviluppato dagli astronomi della Cornell University, la fascia abitabile del nostro Sistema solare verrebbe estesa da 1,67 unità astronomiche (UA, la distanza tra la Terra e il Sole) a 2,4 unità astronomiche, ovvero, da poco oltre Marte sino ad abbracciare la fascia di asteroidi tra Marte e Giove. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Astrophysical Journal Letters.

[Illustrazione di NASA/JPL]