Il tempo non si ferma neanche davanti all'ingegno: il volto di Leonardo da Vinci, quel ritratto che il genio toscano impresse a sanguigna su un foglio di carta, infatti, si sta progressivamente alterando ed è possibile vedere i segnali di un processo che potrebbe portarlo alla definitiva sparizione. Fortunatamente la scienza può aiutarci a non rassegnarci all'oblio a cui sarebbe altrimenti destinato quel disegno, tratteggiato intorno al 1515 e custodito presso la Biblioteca Reale di Torino.

Il disegno sbiadito.

L'autoritratto di Leonardo da Vinci appare oggigiorno piuttosto degradato: si ritiene che siano state soprattutto le condizioni di conservazione delle epoche passate che hanno consentito ad umidità, luce e microrganismi di attaccare il foglio determinandone il caratteristico ingiallimento che sta facendo svanire lievemente i contorni del disegno, riducendo il contrasto tra il candore della carta e il rossore della sanguigna e consentendo, al contempo, alle macchie di fare la propria comparsa. Tecnicamente il processo che sta causando tutto ciò prende il nome di ossidazione e, per lo più, viene ricondotto alla permanenza prolungata in ambienti chiusi e ad alta percentuale di umidità nell'aria. Attualmente il ritratto è custodito in condizioni ottimali in grado di arrestare l'avanzare dell'ossidazione, ma i danni arrecati dal passato non saranno certamente reversibili, se non attraverso un intervento esterno da parte dei restauratori: ma come fare a muoversi su un terreno tanto delicato?

Diagnostica non invasiva.

Se lo sono chiesto gli studiosi dell’università romana di Tor Vergata che, in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, il CNR e la facoltà di chimica della Jagiellonian University di Cracovia, hanno cercato un approccio non invasivo volto all'identificazione e alla stima quantitativa dei cromofori, molecole della pigmentazione colorata responsabili dell'ingiallimento del principale elemento della carta, la cellulosa. Fondamentale è stato il ricorso a raffinatissime tecniche di spettroscopia che hanno consentito di analizzare tutti i diversi spettri di riflettanza cui campioni provenienti dal foglio, nonché di confrontarli con frammenti di carta coevi: alla fine è stato possibile stabilire che l'attacco all'iconico ritratto del genio toscano è stato il frutto di una conservazione in un luogo chiuso ed umido, il che sembra compatibile con quanto documentato in merito alla storia dell'opera. Inoltre, gli esami hanno consentito di stabilire la velocità, il modo e le caratteristiche della degradazione subita dal disegno. I risultati dello studio sono stati resi noti attraverso un paper pubblicato da Applied Physics Letters e confermerebbero come tecniche non invasive possano consentire una valutazione accurata delle condizioni di degrado della carta antica, aprendo quindi alla possibilità di procedere in futuro ad una diagnostica sempre più precisa: un traguardo non da poco in un Paese come il nostro che vanta un patrimonio librario ricchissimo. L'augurio è che la tutela non si fermi soltanto alle celebrità del calibro di Leonardo da Vinci ma che coinvolga opere che, benché meno famose internazionalmente, hanno la loro fondamentale importanza per la nostra storia artistico-culturale.