Prevenire l'inquinamento globale di può. Come? Tassando prodotti di origine animale, come il latte e la carne. È questa la proposta che arriva da un gruppo di studiosi dell'Oxford Martin Programme on the Future of Food dell'Università di Oxford, in Gran Bretagna, e il Food Policy Research Institute in Washington DC, che hanno ipotizzato gli effetti che un eventuale aumento fiscale su questi alimenti avrebbe non solo sulla riduzione del gas serra, ma anche sul benessere della popolazione, con la riduzione dell'obesità, e sui consumi in generale.

I risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, mostrano come oltre un miliardo di tonnellate di gas tossici potrebbe essere evitato nel 2020 con l'aumento dei prezzi del cibo di origine animale, una quantità pari a tutta l'industria del trasporto aereo mondiale. La proposta era stata presentata ai leader mondiali impegnati all'inizio del mese a Marrakech, in Marocco, nella Conferenza sul Clima. La tassazione dovrebbe essere commisurata a quanto inquinamento un'azienda genera sia nel processo di produzione che di trasporto di questi alimenti. Secondo questo modello, i produttori di carne e suoi derivati sarebbero costretti a pagare più tasse di quelli che si occupano di riso e altre colture.

In particolare, lo studio stabilisce che una tassa del 40% sulla carne di manzo ridurrebbe i consumi del 15% e taglierebbe le emissioni globali di gas serra di circa 600 milioni di tonnellate, mentre una del 20% sul latte abbasserebbe i consumi di circa il 7% con un conseguente calo dell'inquinamento dell'aria pari a 200 milioni di tonnellate. Anche gli oli vegetali dovrebbero essere tassati del 25%, visto che oggi costano pochissimo. Se applicato a tutte le industrie alimentari, questo sistema porterebbe benefici anche alla salute umana, con circa 107mila morti evitate grazie al crollo dei consumi di carne rossa e analogamente meno patologie connesse a obesità e sovrappeso.

I ricercatori sono consapevoli della difficoltà di imporre una simile tassazione e propongono di compensarla con sussidi su frutta e verdure e aiuti ai ceti più poveri, cercando di non penalizzare neanche i paesi a basso reddito. Un'idea che però potrebbe essere seriamente presa in considerazione  dai leader mondiali dato che il settore agroalimentare produce un quarto dei gas serra totali, provenienti in gran parte dalla zootecnia, e si deve intervenire proprio su questo per ridurre gli effetti negativi dell'inquinamento sull'ambiente e sulla salute umana.