In soli trenta giorni, dal 12 giugno al 12 luglio, a causa degli incendi nel nostro Paese sono andati bruciati gli stessi ettari di bosco che nel 2016 si persero nell'arco dell'intero anno. Nello specifico, si tratta di una superficie di ben 26mila ettari, il 93,8 percento del totale rispetto all'anno precedente. È quanto si legge nel nuovo dossier di Legambiente, che oltre a puntare il dito contro ecomafie e piromani, responsabili di roghi spaventosi come quelli che stanno divorando il Vesuvio, non manca di sottolineare le diverse inadempienze delle Regioni. In particolar modo quelle del Lazio e della Campania, che non hanno ancora approvato il Piano AIB 2017, ovvero il Piano antincendio boschivo, con tutto ciò che comporta sotto il profilo della prevenzione e dell'organizzazione degli interventi con enti e corpi preposti.

A finire sul banco degli imputati vi è anche la Sicilia, la regione che più di tutte, in questo momento, sta vivendo il dramma degli incendi, con oltre 120 focolai registrati. Quasi tutte le provincie siciliane sono coinvolte e gli ettari andati in fumo sono già 13mila. Le ripercussioni sono gravissime praticamente sotto ogni punto di vista, come dimostra anche il recente salvataggio (via mare) dei 700 ospiti del villaggio turistico Calampiso, nell'area di Trapani. Nonostante la situazione drammatica, ammonisce Legambiente, la Sicilia non ha ancora stipulato la convenzione con i Vigili del Fuoco.

Ma a bruciare è praticamente tutta l'Italia: dietro la Sicilia troviamo la Calabria, con 5.826 ettari andati in fumo; la Campania con 2.461; il Lazio con 1.635; la Puglia con 1.541 e a seguire le altre regioni, con centinaia o decine di ettari di boschi perduti. In base alle stime della Protezione Civile, negli ultimi trenta anni è andato perduto il 12 percento del patrimonio forestale del Bel paese, un vero e proprio tesoro che ricopre il 36 percento del territorio nazionale. La perdita del tessuto boschivo è ancor più preoccupante quando coinvolge aree protette ricche di flora e fauna endemica e a rischio di estinzione, che eventi devastanti come quelli scatenati su Vesuvio, Majella, Gargano, Sila e altri paradisi hanno messo a dura prova. Per il direttore di Legambiente, il dottor Stefano Ciafani, tutto questo si può combattere con una “concreta assunzione di responsabilità” da parte delle istituzioni e maggiori controlli per individuare e punire chi si macchia di questi gravi ecoreati.