Oggi il pianeta rosso ha un aspetto arido e desertico, come mostrano le spettacolari immagini diffuse dalla NASA, tuttavia, miliardi di anni fa, oltre a presentare grandi quantità di acqua superficiale, era battuto da una pioggia così intensa che essa ne ha modellato valli e crateri, oltre a generare dei veri e propri canaloni fluviali. Un team di ricercatori dell'autorevole Smithsonian Institution di Washington e del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory ha voluto indagare sull'azione erosiva della pioggia marziana, ma soprattutto sui cambiamenti cui è andata incontro a causa delle variazioni atmosferiche, sino alla totale scomparsa. Oggi, infatti, su Marte non piove più, e l'unico corpo celeste del Sistema solare sul quale sono note precipitazioni, oltre alla nostra Terra, è la luna di Saturno Titano, dove tuttavia dal cielo non piove acqua, ma metano liquido.

L'arida superficie di Martein foto: L'arida superficie di Marte

I ricercatori americani, coordinati dal geologo Robert Craddock, hanno iniziato a valutare la pioggia nelle condizioni in cui Marte si trovava 4,5 miliardi di anni fa, quando aveva una vera e propria atmosfera e una pressione decisamente più alta di quella attuale. In questa fase primordiale, tuttavia, la pressione era troppo elevata (circa 4 bar, il quadruplo di quella terrestre), e la pioggia più che in gocce cadeva come una sorta di leggera nebbiolina. In questo stato era troppo delicata per poter penetrare nel terreno e modificare la geografia marziana. Il processo erosivo si sarebbe avviato milioni di anni dopo, quando la pressione atmosferica è diminuita fino a 1,5 bar. Scendendo fino a 1 bar avrebbe permesso la formazione di gocce di pioggia di ben 7,3 millimetri di diametro, in media uno in più rispetto a quella terrestre.

In questo stato le precipitazioni hanno iniziato a plasmare la superficie di Marte, conferendogli l'aspetto che vediamo oggi negli scatti di Curiosity, il rover della NASA ‘ammartato‘ nel cratere Gale nell'agosto del 2012. Gli studiosi sono giunti a questa conclusione applicando gli stessi modelli fisici che vengono adottati per gli studi terrestri, puntualizzando che naturalmente vi sono diverse incognite per quantificare l'effettiva azione della pioggia, come ad esempio l'altezza delle nubi. I dettagli dell'affascinante studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Icarus.

Formazione rocciosa fotografata da Curiosityin foto: Formazione rocciosa fotografata da Curiosity

[Foto di NASA]