Se Senegal e Nigeria sono stati dichiarati ebola-free con grande soddisfazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale ci ha tenuto a sottolineare come l'azione tempestiva da parte dei governi e dei ministeri della sanità dei due Stati africani avesse svolto un ruolo fondamentale, lo stesso non può dirsi per i tre Paesi che costituiscono il focolaio più acceso, nonché originario, di questa epidemia di ebola.

Epidemia fuori controllo.

La risposta internazionale all'epidemia in Africa occidentale, infatti, continua ad essere troppo lenta e a provvedere in maniera ridotta a rendere disponibili nuovi posti letto per i malati: in tal modo il numero di casi continuerà a crescere. Questo è quanto sostengono gli scienziati della Yale School of Public Health i quali, in un paper pubblicato da The Lancet Infectious Diseases hanno analizzato il modello di risposta messo in atto a Montserrado, in Liberia, per arginare la diffusione del virus, lanciando così l'allarme: gli sforzi correnti non porteranno l'emergenza a diminuire e non consentiranno di tenere sotto controllo l'epidemia. L'analisi dei dati ha consentito di tracciare delle linee per l'immediato futuro dell'ebola in Liberia, qualora non cambino repentinamente e con forza le modalità di intervento: «Le nostre previsioni evidenziano come si stia rapidamente serrando la finestra di opportunità per controllare l'epidemia per evitare un bilancio catastrofico di nuovi casi e nuove  morti nei prossimi mesi» conclude Alison Galvani, epidemiologa ed autrice principale dello studio.

Servono almeno 4.800 posti letto.

I ricercatori ritengono che, attualmente, ci troviamo in un momento di transizione dalla prima fase dell'epidemia di ebola, nell'ambito della quale potrebbe ancora essere possibile recuperare al ritardo gravissimo che ha comportato una tale estensione e gravità nella diffusione del virus. Insomma, il tempo stringe se si vuole evitare che le cose peggiorino ulteriormente. Sulla base di un modello matematico per la diffusione dell'epidemia, infatti, gli scienziati prevedono che, se non verrà fatto nulla per modificare i piani di intervento attuali, si potrebbe arrivare a oltre 170.000 casi di febbre emorragica da ebola virus con più di 90.000 decessi entro il 15 dicembre nella sola Montserrado, una contea densamente popolata nella quale si trova anche la capitale Monrovia. Se entro il 31 ottobre si assistesse ad una rapida crescita nei posti letto (ne servirebbero almeno 4.800) e ad un incremento pari a cinque volte nella velocità di identificazione di nuovi casi, e qualora venissero forniti dei kit protettivi ai familiari dei pazienti costretti ad aspettare a casa la disponibilità di un letto in ospedale, circa 98.000 di questi casi potrebbero essere prevenuti. Un ritardo nella risposta al 15 novembre, ad esempio, farebbe abbassare questo numero, portandolo a soltanto 54.000 nuovi casi prevenuti.

Gli sviluppi imprevedibili del virus.

In realtà non tutti sono concordi nel sostenere che sia possibile fare delle previsioni rispetto all'epidemia di ebola: abbiamo visto in questi mesi come le incognite siano veramente tante. Tuttavia è innegabile come il lavoro del ricercatori di Yale sia fondamentale per segnalare ancora una volta l'urgenza di intervenire tempestivamente attraverso misure come l'incremento dei posti letto e, soprattutto, la diagnosi tempestiva: purtroppo lo stesso personale sanitario locale si è trovato a gestire un'emergenza che, inizialmente, era stata decisamente sottovalutata dagli organismi internazionali. Basti pensare che i 4.800 posti letto ritenuti indispensabili dagli scienziati sono molti di più di quelli pianificati per rispondere all'epidemia, ossia 1.700: alla data del 15 ottobre la Liberia, secondo i dati della World Health Organization, aveva 620 posti per ricovero dei pazienti contagiati dell'ebola, ossia appena il 21% dei 2.930 totali preventivati per il Paese. Stando così le cose, non c'è da stupirsi rispetto a tali proiezioni catastrofiche: e dicembre è più vicino di quanto sembri e, con esso, sarà trascorso già un anno dalla prima morte sospetta, quella di un bambino di due anni, da cui è partito tutto questo.