Il Centro di ricerca di Chengdu, in Cina

I 4 volontari tornano dai panda lasciati un anno prima per conoscere i loro cuccioli.

L'Occidente ha conosciuto il Panda gigante a partire dal 1869, quando venne ritrovato la pelle di un esemplare morto dal missionario francese Armand David, che la donò al Museo di Storia Naturale di Parigi.  Subito questa specie rara e dall'aspetto delicato e indifeso ha attirato coloro che fornivano gli animali agli zoo. Ma dal 1949 le esportazioni sono sottoposte a un severo controllo. La Cina ha cominciato ad offrire i panda in prestito ad altri paesi soltanto per periodi di dieci anni, per una tariffa di un milione di dollari americani all'anno e alla condizione che ogni cucciolo nato durante il periodo del prestito resti di proprietà della repubblica popolare cinese.

Panda con un cucciolo di 4 mesi e mezzo

IL PROBLEMA SESSUALE DEI PANDA – L’allevamento e la riproduzione dei panda risultano molto difficoltosi e la mortalità dei cuccioli è assai elevata. La femmina partorisce un massimo di tre cuccioli, ma ne sopravvive sempre solo uno. Inoltre è anche difficile l'accoppiamento, in quanto il maschio sceglie meticolosamente la femmina che deve essere di suo assoluto gradimento, altrimenti rifiuta l’accoppiamento. Per alcuni specialisti il problema risiederebbe anche nelle dimensione dell'apparato riproduttore: il pene tanto corto e la vagina della femmina panda tanto profonda, per cui l'inseminazione risulta relativamente bassa. La sopravvivenza è costantemente minacciata poi dal bracconaggio (per ricavarne pellicce, spesso praticato come hobby) e della lenta ricrescita del bambù. Nonostante siano mammiferi carnivori, la loro dieta è essenzialmente quella di un erbivoro. Si nutre quasi esclusivamente di bambù (circa 38 kg di germogli al giorno, pari al 45% del peso corporeo). Durante la masticazione muove le sue orecchie, aggiungendogli un tocco di innocenza.

Il panda neonato è la millesima parte della madre

FAVORIRE LA RIPRODUZIONE DEI PANDA GIGANTI – Il Giant Panda Breeding Research Base si occupa di specie in estinzione. A circa 8 km a nord-est di Chengdu, capoluogo del Sichuan orientale, si trova il Centro di ricerca per l'allevamento del panda gigante. È un’area di 72 ettari in cui i panda, compresi quelli rossi,  possono muoversi liberamente. Sono maggiormente volontari a prendersi cura di questi meravigliosi grandi peluches. Lo scorso anno 4 volontari provenienti dalla Francia, dalla Svezia, dal Taiwan e dal Giappone si sono occupati per un mese di quattro esemplari di panda giganti, scelti tra numerosi esemplari mediante un concorso organizzato dallo stesso Giant Panda Breeding Research Base. Hanno nutrito gli animali, risposto ad ogni loro esigenza, trasformando quel periodo in impegno e progetto per il futuro. Con entusiasmo dopo un anno sono tornati al Centro di ricerca per ritrovare i panda, verificare i loro passi in avanti, conoscere i piccoli cuccioli dati alla luce. Il mese di volontariato ha significato per alcuni di loro impegno costante, da perseguire anche in futuro. La volontaria giapponese ha infatti deciso di intraprendere attività strettamente connesse ai problemi dell'habitat e della riproduzione dei grossi mammiferi paffuti e ha dichiarato che pubblicherà al più presto un libro fotografico sui panda e i loro cuccioli.

LA CLONAZIONE COME SOLUZIONE: ci sono scienziati in Cina che pensano all'idea della clonazione come una misura estrema e disperata alla ricerca di salvare la specie dell'orso Panda, e ci sono ricercatori che attualmente lavorano per questo.